Scandalo derivati: le banche disertano l'udienza

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Avatar di Marco Mairate 25 Maggio 2009 | 14:30
Le quattro banche coinvolte nell’inchiesta che riguarda la vendita di prodotti derivati al Comune di Milano, non si sono presentate alla prima udienza per il dissequestro dei beni.

UBS AG, Deutsche Bank AG, JPMorgan Chase & Co. e Depfa Bank Plc hanno disertato il ricorso contro la confisca dei beni imposto dalla Procura di Milano lo scorso aprile. L’operazione, senza precedenti in Italia, ha riguardato asset complessivi per 345 milioni di euro tra immobili, partecipazioni e conti correnti.

Il caso intorno alla vicenda è ormai noto a tutti gli Italiani. Molti comuni negli ultimi cinque anni si sono rivolti a banche specializzate (italiane ed estere) per cercar di reperire i fondi necessari per la gestione ordinaria delle loro amministrazioni.

In alcuni casi si è trattato di vere e proprie forme di finanziamento, in altri, il ricorso agli swap è stato fatto per migliorare o procrastinare la scadenza del debito emesso dai Comuni. Il caso vuole però che la ‘scarsa’ preparazione finanziaria degli amministratori pubblici e la spregiudicatezza di molti istituti di credito, ha portato alla creazione di ingenti perdite (su carta) che nel caso del Comune di Milano si possono riassumente in centinaia di milioni di euro.

NESSUNO SAPEVA NULLA AL COMUNE

“Con riferimento al derivato all’epoca in essere con Unicredit Banca d’Impresa per l’importo di circa 739 milioni di euro, voglio precisare che dello stesso e dei costi per la sua estinzione non se ne e’ tenuto conto nei calcoli di convenienza economica” ha dichiarato attraverso l’agenzia Adnkronos, Angela Casiraghi, ex direttore Centrale Finanza, Tributi e Partecipate del Comune, teste nell’inchiesta. Secondo la donna, I funzionari delle quattro banche indagate non volevano soffermarsi sui rischi del prodotto: “Tutti pero’ mi dissero che non era necessario farlo in quel momento e che tale posizione sarebbe stata sistemata in un secondo tempo, dicendomi di non menzionare questa situazione nei documenti che avrei dovuto predisporre per il proseguio dell’operazione di finanziamento”. Ancora: “con riferimento all’operazione di chiusura del derivato, devo dire – mette ancora a verbale Angela Casiraghi – che la stessa e’ stata gestita dalle quattro banche arranger che nell’occasione sono state il nostro advisor nel senso specifico che hanno interloquito con Ubi rappresentando il Comune e rinegoziando per suo conto. Le banche mi dissero che il derivato doveva essere chiuso nella sua totalita’ e che non poteva essere chiuso solo in parte”.

LE BANCHE PUNTANO ALLA TRANSAZIONE

Secondo quanto riportato oggi da Bloomberg, le banche non intendono andare a processo cercando invece di percorrere la transazione extragiudiziale. Questo potrebbe motivare l’assenza di oggi. Le banche infatti non avuto molto tempo per ribattere alle accuse mosse dal Comune di Milano e l’incontro di oggi era troppo vicino per presentare una valida difesa.

L’accusa infatti sta cercando di dimostrare come le quattro banche intascarono laute commissioni per la vendita di un prodotto che non solo non era indicato per il tipo di clientE, ma ha generato ingenti perdite finanziarie per le casse di Milano. In aggiunta, gli istitui sarebbero responsabili di non avere presentato in modo esaustivo gli svantaggi e i rischi connessi con queste operazioni.

Per questo lo scorso aprile la polizia milanese mise sotto sequestro 92,3 milioni di euro di JPMorgan e Depfa, 84,6 milioni appartenenti a Deutsche Bank, e 75,8 milioni da UBS. La cifre sono state determinate moltiplicano per tre, le commissioni percepite dalle banche.

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