Cautela su titoli di Stato, view neutrale su dollaro

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di Finanza Operativa 14 Settembre 2018 | 09:30

A cura di Anima

Il giudizio sulle obbligazioni governative core resta strategicamente negativo e tatticamente neutrale, per quanto lo spazio di ulteriore discesa dei tassi tedeschi sia limitato. Viene confermato l’atteggiamento prudente sui Titoli di Stato italiani, considerando l’incertezza politica che ancora è presente.

A proposito va detto che i fondamentali dell’Italia restano solidi, ma permangono una serie di elementi che inducono a cautela. In primis, a preoccupare, in attesa della presentazione della legge di bilancio 2019, è l’incertezza circa la politica economica che il Governo intende intraprendere per i prossimi anni. A riprova, il rischio percepito sull’Italia da parte degli investitori, ha visto, da quasi trascurabile fino alla metà di maggio, un incremento avvicinandosi l’autunno “caldo” che vedrà protagonista il bilancio pubblico domestico.

Risultato: il rendimento dei BTP a 10 anni ha oltrepassato la soglia del 3,2% (superando anche i massimi di fine maggio) e lo spread BTP/Bund si è riavvicinato all’area 300 punti base prima di ritracciare grazie ai toni più rassicuranti del governo.

Anche la visione sulle obbligazioni societarie viene mantenuta di segno negativo: i titoli a più alto merito di credito presentano ancora valutazioni care, mentre gli high yield sono esposti al rischio liquidità. Infine, il giudizio sulle obbligazioni emergenti rimane selettivamente positivo: le penalizzazioni subite da inizio anno sono state significative ma si sono aperte opportunità tattiche di investimento nei Paesi contraddistinti dai fondamentali migliori, sfruttabili nell’ipotesi di un consolidamento del dollaro, dopo il forte apprezzamento dei mesi scorsi.

ll giudizio sui principali cambi è ancora neutrale. In ambito valutario, nonostante i dati di crescita americani particolarmente forti, il dollaro non ha intrapreso un trend rialzista, segnale che i prossimi movimenti della Fed sono prezzati sul mercato. Se si esclude la fase più acuta della crisi turca, dopo il forte apprezzamento di aprile-maggio, il cambio euro/dollaro oscilla in area 1,15/1,16 da alcuni mesi, il che farebbe pensare ad una certa stabilizzazione. Va in questa direzione anche l’orientamento della Fed che, pur proseguendo lungo il percorso di normalizzazione, ha evidenziato come al momento non veda il rischio di un surriscaldamento dell’economia statunitense, lasciando così la porta aperta per una possibile pausa, una volta conclusi i rialzi previsti per quest’anno.

Riteniamo che un nuovo rally del dollaro potrebbe cominciare soltanto a fronte di un radicale inasprimento della politica monetaria della Fed, che al momento non appare probabile. La nostra view sul dollaro resta dunque neutrale.

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