Averaging up e l’illusione delle mani calde

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di Finanza Operativa 17 Settembre 2018 | 14:00

A cura di Capital.com
Il concetto dell’illusione delle mani calde nasce nel basket americano e trova spiegazione nella convinzione che le chance di fare un punto siano molto più alte dopo aver fatto un canestro, che dopo averlo mancato. Negli investimenti, questa percezione si tramuta nella convinzione di avere maggiori possibilità di successo dopo aver completato una serie di negoziazioni riuscite.
Se applichiamo lo stesso concetto agli investimenti nel mercato azionario, un trader ‘con le mani calde’ si aspetterebbe di avere successo nel suo nuovo investimento, basandosi principalmente sul fatto che il suo investimento precedente è stato redditizio. Per un trader la sensazione è quella che gli affari stiano ‘ingranando’, ma diversi studi dimostrano invece che quella delle mani calde è una percezione erronea della fortuna inserita in una sequenza casuale.
La verità è che non esiste una correlazione favorevole nelle sequenze di canestri nel basket, così come la nostra prossima negoziazione non ha niente a che vedere con quelle precedenti: nessuno di noi ha le mani calde.
Averaging up. Il bias delle mani calde spesso può essere paragonato con ciò che si definisce averaging up, ovvero la strategia di acquistare più azioni di un titolo che già si possiede, appena i prezzi si alzano. Il bias delle mani calde potrebbe persuaderci a vedere solo il lato positivo, nonostante i prezzi delle azioni si siano alzati significativamente. Piuttosto che acquistare a prezzi bassi e vendere a prezzi alti, con l’averaging up si continua ad acquistare mentre i prezzi non sono più convenienti.

Questa strategia tuttavia non necessariamente presenta dei difetti, poiché le azioni in questione potrebbero continuare a salire in modo significativo permettendo all’investitore di ottenere maggiori profitti. L’importante, però, è decidere di continuare ad investire sulla base di ricerche e analisi, e non solo per via delle proprie ‘mani calde’.
Identificare il potenziale di crescita. In ogni caso, qual è la definizione giusta di ‘prezzo conveniente’? Si dà in relazione a valutazioni storiche o a confronti di settori? Che fare se la società in questione ha completamente cambiato il proprio modello di business o sia stata causa di uno stravolgimento del suo settore di business? Le valutazioni storiche offrono sempre una visione sensata?
Il fatto che un’azione abbia raddoppiato il proprio valore significa per forza che sia ora di trarne qualche profitto? Molte società, in particolare le small cap, hanno il potenziale di raddoppiare la quotazione delle proprie azioni, poi raddoppiarla nuovamente, e via così.
Ad esempio, nel 2016 WeightWatchers ha visto il prezzo delle proprie azioni più che quadruplicato, grazie al numero di iscritti incoraggiati dalla celebrità-investitrice Oprah Winfrey.
Un’altra società che ha quadruplicato il prezzo delle proprie azioni è Esperion Therapeutics, che sviluppa medicinali per disturbi cardiovascolari. La sperimentazione positiva negli Stati Uniti ha fatto crescere il prezzo delle azioni.
I vantaggi dell’averaging up. Il vantaggio dell’averaging up, in questi casi, è che l’investitore è ancora in gioco nel momento in cui i prezzi delle azioni salgono. Finché analisi e logica (e non le mani calde) restano i principi guida, l’averaging up può essere uno strumento utile per i trader.
Ricordiamo il concetto della piramide: le prime azioni acquistate sono la base più ampia, poi la piramide diventa più stretta con gli acquisti successivi.
Il termine ‘piramide’ si riferisce al fatto che ogni volta che acquistiamo nuove azioni, ne acquistiamo un numero minore per raggiungere la stessa quantità totale. Immaginiamo ad esempio di voler acquistare 500 azioni della ABC & Co, ma anziché acquistarle tutte in una volta sola e tenerle, ne compriamo 300 e aggiungiamo le altre 200 non appena mostrano profitto, per arrivare alla condizione ottimale di 500 azioni. Se la negoziazione iniziale non avesse funzionato, il rischio sarebbe stato comunque più limitato, perché non avremmo comprato subito la full position, rimanendo quindi meno esposti al calo delle azioni.

Questione di tempismo. Il momento più importante per ogni trader è capire quando usare l’averaging up. Ad esempio, il momento opportuno potrebbe verificarsi quando il prezzo delle azioni si alza di una percentuale specifica sopra il prezzo del primo acquisto. A seconda del proprio periodo di tempo, potrebbe essere il 2% o il 10% o il 25%. In alternativa, i trader potrebbero consultare grafici specifici, sia per particolari azioni o asset, sia per grafici di mercato cumulativi, come quelli che identificano il numero di titoli che si alzano su un certo indice o su una certa piattaforma di scambi.
Qualunque sia il metodo, è importante che la fiducia nella tendenza al rialzo di un asset o le sue prospettive di crescita siano fondate su una buona analisi tecnica o fondamentale.
Il sentiment va lasciato da parte, i trader che usano l’averaging up devono mettere alla prova la propria capacità di prendere decisioni ed essere certi di compiere scelte razionali e non influenzate da alcun bias.
Gli svantaggi. L’averaging up non fa per tutti, e certamente non in ogni occasione. Esistono alcuni svantaggi, come i costi di transazione più alti dovuti a una frequenza di trading più elevata. Ci sono ad esempio maggiori commissioni da pagare per quattro negoziazioni, piuttosto che per una sola.
Non solo i trader hanno bisogno di mettere da parte dei soldi per continuare ad acquistare azioni, ma dovranno anche acquistarle ad un prezzo maggiore.
Un’ulteriore considerazione: il mercato potrebbe cambiare direzione improvvisamente, con liquidazioni indiscriminate nello stesso giorno. Se il prezzo di un’azione cala, le azioni acquistate prima della caduta del prezzo probabilmente annullerebbero qualsiasi profitto delle negoziazioni precedenti.
Se il momentum è dalla parte del trader, allora l’averaging up può avere molti benefici, ma come per la maggior parte delle strategie di trading, non ci sono garanzie.
I fondamentali. Può essere che il mercato abbia sottovalutato un’azione e che i fondamentali del business (bilancio, portafoglio ordini e management team) siano in ottima forma o stiano mostrando segni di miglioramento. È importante fare le dovute ricerche se si sta pensando di acquistare ulteriori azioni e, nel frattempo, cercare di capire perché, invece, gli investitori istituzionali stiano vendendo.
Esistono, ad esempio, segnali che indichino che il calo dei prezzi è temporaneo, piuttosto che sintomo di un problema sedimentato nel business? Come per l’averaging up, l’attenzione dovrebbe vertere sulle decisioni da prendere in modo razionale sulla base di ricerche, situazione di mercato e soprattutto su un piano di trading a cui attenersi. Le decisioni non dovrebbero essere influenzate dalla psicologia o dai bias: non abbiamo le mani calde, non le abbiamo mai avute.

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