Economia Usa ancora in gran spolvero ma i rischi di recessione aumentano

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 17 Settembre 2018 | 15:30

A cura di Matteo Radaelli, Analista indipendente
L’economia statunitense rimane solida ma i rischi di medio periodo continuano ad aumentare. I dati pubblicati nelle ultime settimane hanno, infatti, confermato come lo scenario economico per i prossimi mesi rimanga positivo, ma il continuo appiattimento della curva dei rendimenti aumenta i rischi di medio periodo.

A nostro avviso, nelle ultime settimane le indicazioni più confortanti sono arrivate da:
1)     L’indice di fiducia ISM manifatturiero di agosto, in rialzo da 58.1 a 61.3. Un forte rialzo è stato registrato anche dalla voce nuovi ordini (da 60.5 a 65.1), un segnale di forza anche per i prossimi mesi. A 61.3, l’ISM è su un valore in linea con una crescita del Pil del 5.6% secondo le stime dell’ISM;
2)     Il balzo della fiducia dei piccoli imprenditori NFIB, al suo massimo storico nel mese di agosto, che ha rafforzato le indicazioni giunte dall’ISM manifatturiero.
3)     L’andamento del mercato del lavoro, che ha visto la creazione di posti di lavoro assestarsi a quota 201k in agosto, con il tasso di disoccupazione al 3.9%. In più, la crescita dei salari del 2.9% y/y potrebbe sostenere i consumi nei prossimi mesi.
4)     La produzione industriale è aumentata in agosto dello 0.4% m/m, superando le attese di consensus per un aumento dello 0.3% m/m.
Solo le vendite al dettaglio hanno fornito indicazioni negative, con un rialzo in agosto dello 0.1% m/contro attese di consensus a +0.4% m/m. L’incremento dei salari ed il balzo della fiducia dei consumatori (l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è salito da 96.2 a 100.8 in settembre) fanno però presagire un trend positivo dei consumi nei prossimi mesi.
In questo scenario riteniamo che l’economia statunitense possa continuare ad espandersi a un ritmo vicino al 2.5% nell’ultima parte dell’anno e nella prima parte del 2019.
In un’ottica di medio periodo, però, segnali di cautela arrivano dall’andamento della curva dei rendimenti. L’appiattimento della curva negli ultimi mesi, con il differenziale 10-2 anni sceso a 20 punti base, fa aumentare le possibilità di assistere ad una recessione nei prossimi 12 mesi. Secondo un modello di stima della Fed di Cleveland le possibilità di una recessione sono del 18.8% (dal 15.2% di giugno) e secondo il modello della Fed di New York del 14%.
Nel corso della settimana l’attenzione sarà focalizzata sui dati relativi al settore immobiliare. In particolare sarà il dato sulle costruzioni di nuove case di agosto, in calendario mercoledì 19 settembre, ad attrarre l’attenzione degli investitori. Dopo la debolezza degli ultimi mesi (le costruzioni di nuove case sono scese a 1168k in luglio da 1329k in maggio), è probabile che ci possa essere un rimbalzo del 5.7% a 1235k.
Il dato confermerebbe il rallentamento della crescita del comparto immobiliare già evidenziato dall’indice di fiducia dei costruttori NAHB. L’indice, dopo avere toccato un massimo a 74 a dicembre 2017 ha iniziato un trend al ribasso che l’ha portato a 67 nel mese di agosto. Il dato di settembre in calendario martedì 18 dovrebbe vedere un’ulteriore correzione a 66, segnalando che il rallentamento del settore immobiliare dovrebbe continuare anche nei prossimi mesi.
Altri dati in calendario in settimana sono gli indici di fiducia delle imprese NY empire manufacturing index e Philadelphia Fed, che forniranno le prime indicazioni sull’andamento dell’indice di fiducia delle imprese ISM manufacturing index, in calendario l’1 ottobre.
I dati che saranno pubblicati questa settimana non dovrebbero avere un impatto sulla decisione di politica monetaria della Fed al termine della riunione in calendario la settimana successiva (25-26 settembre). La Fed, infatti, dovrebbe alzare i tassi di 25 punti base al 2-2.25%, confermando lo scenario di base di un rialzo di 25bp anche nella riunione di dicembre e di ulteriori tre rialzi dei tassi nel 2019.

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