Guerra commerciale, ne fa le spese il Nasdaq

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di Finanza Operativa 18 Settembre 2018 | 12:30

A cura di Alessandro Balsotti, Strategist Jci Capital
Si è cominciata ad intravedere qualche avvisaglia sul fatto che il mercato inizi ad interrogarsi sull’assioma trumpiano di come vincere una guerra commerciale sia facile, facendo notare come “il loro mercato azionario stia crollando mentre il nostro è ai massimi”. Ieri Wall Street ha patito l’evidente imminenza dell’annuncio (S&P -0.6%) e il Nasdaq in particolare è rimasto vittima di una evidente sotto-performance (-1.4%), trainato al ribasso dai suoi titoli guida Apple (-2.6%, presumibilmente preoccupata da futuri cambiamenti nelle sue linee di approvvigionamento) e Amazon (-3.2%). Dal canto suo il dollaro, che ci aveva abituato a reagire con solidità, a tratti anche forza, a qualsiasi notizia di escalation sul fronte del protezionismo, ieri ha mostrato di soffrire l’ufficialità di questa ulteriore accelerazione.
È forse presto per trarre delle conclusioni in questo senso dal momento che ieri la forza di euro e sterlina nei confronti del biglietto verde è stata almeno in parte giustificabile da cause specifiche (la forza del BTP per l’EUR, altre headlines ottimistiche sul raggiungimento di un accordo di uscita sul fronte Brexit per il GBP), ma è una dinamica che va monitorata nelle prossime sessioni. Finora la Fed ha potuto continuare a seguire i suoi ragionamenti e suoi modelli ritenendo l’azione della Casa Bianca uno schema negoziale per raggiungere un equilibrio più favorevole in un futuro più o meno prossimo.
Appare ogni giorno più evidente (e emerge chiaramente anche nelle pagine del libro di Bob Woodward ‘Fear’, che ci racconta degli accesi dibattiti tra il Presidente e l’allora consigliere economico Gary Cohn) che Trump ha una vera e propria ossessione per la riduzione degli sbilanci commerciali e che la sua non è una semplice postura negoziale. E che soprattutto, nei confronti della Cina, un atteggiamento aggressivo ha una radice ben più bipartisan di qualsiasi altro punto del manifesto politico dell’immobiliarista newyorkese. La Fed potrebbe iniziare a prendere atto di tutto ciò. O, più semplicemente, il mercato potrebbe iniziare ad attendersi che lo faccia.

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