Sliding doors

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di Finanza Operativa 19 Settembre 2018 | 18:30

A cura di Aqa Capital

“- Vuoi il mio parere?
– Mi piacerà?
– Ma certo che no: è basato sulla verità!”

“- Ti ho fatto una semplice domanda, non c’è bisogno di diventare Woody Allen.- Le donne non domandano, insinuano.”
“I quiz televisivi fanno meno domande!”
“Stai di nuovo parlando a te stesso allo specchio: bruttissimo segno!”
Ci sono sempre due lati di una stessa storia, Helen li vivrà entrambi.
Tratto da il film: “Sliding doors” di Peter Howitt.

Guerra o pace commerciale? L’immediato futuro economico è a un bivio. Oggi non sappiamo che strada prenderà il mondo, con le due principali economie pronte ad alzare il muro delle tariffe.

Il  presidente Donald Trump, mentre alcuni membri del suo staff stavano cercando di riportare a Washington il vice premier cinese Liu Hue, è uscito con l’idea di annunciare nuovi dazi per 200 miliardi di dollari sulle merci cinesi. Le tariffe saranno probabilmente di circa il 10%, al di sotto del 25% previsto. Il Wall Street Journal riporta che la Cina, inizialmente favorevole a riannodare il dialogo, non l’ha presa bene: i vertici di Pechino non sarebbero più disponibili a mandare una delegazione del ministero del Commercio negli Stati Uniti, se la Casa Bianca andrà avanti con la minaccia. Il vertice era  previsto per il 26-27 settembre. La Cina non vuole discutere con “una pistola puntata alla tempia”.

JP Morgan segnala che le ricadute di una guerra commerciale tra Usa e Cina sta già ora spingendo le aziende a rallentare, o sospendere gli investimenti, in quanto ci si aspetta, da questo peggioramento delle condizioni di mercato, un ridimensionamento degli utili. La banca d’affari è giunta a questa conclusione dopo aver setacciato, utilizzando i software in grado di riconoscere le parole pronunciate, più di 7.000 comunicazioni del trimestre. I dazi sono al primo posto nell’elenco delle preoccupazioni dei dirigenti.

Il rendimento del bond decennale degli Stati Uniti è a ridosso del 3%, quello del biennale si spinge a 2,77%. Che la Federal Reserve tirerà dritto sulla sua strada di rialzo tassi, ignorando le richieste di moderazione arrivate in modo esplicito da Trump, è una convinzione ormai consolidatasi tra gli investitori.

A consolidare le attese di  incrementi dei tassi hanno contribuito il buon  set dei dati macro, che confermano una crescita robusta negli USA anche nel terzo trimestre. Le vendite al dettaglio, infatti, pur risultando inferiori alle attese hanno evidenziato un andamento forte dei consumi dopo la revisione al rialzo del dato precedente. In accelerazione anche la produzione industriale. A valle dei dati, la Fed di Atlanta ha rivisto al rialzo le stime di crescita del PIL per il trimestre in corsa dal 3,8% al 4,4%.

Il film sliding doors racconta di due vite parallele quelle di Helena, nel primo caso in cui riesce a prendere la metropolitana e nel secondo dove invece la perde,  da lì un susseguirsi di eventi molto diversi, che alla fine si ricongiungono, riprendendo il cammino segnato dal destino.

Il mondo con i dazi tra Cina e  Usa sarà molto duro, difficile da prevedere incerto, dove saranno le mosse politiche a dettare il passo. Il tutto condito da una crescita economica destinata a salire a ritmi meno veloci del passato. Tradotto la Borsa avrà più motivi per scendere lasciandosi andare ai richiami da chi da tempo invoca una correzione.

Il secondo, invece, sarà un mondo che continua a brindare, anzi in grado forse nel breve di un’accelerata, legata al fatto che diminuisce l’incertezza e si riducono le barriere allo scambio commerciale internazionale, con l’apertura degli investimenti in Cina e tariffe più basse. L’indice di Borsa cinese, oggi, depresso sui livelli del 2014, può provare a rimbalzare. Anche  guerra delle valute potrebbe spegnersi.
Non sappiamo se credere al destino e, quindi forse sperare, che alla fine si va in una direzione, come nel film, con lieto fine. Al contrario la via dei dazi potrebbe trasformarsi in un circolo vizioso, portando a un irrigidimento sempre maggiore delle due superpotenze.

In mezzo c’è il resto del mondo. L’Europa, sembra non aver neanche la forza di guardarsi intorno, divisa tra chi giudica l’ultimo intervento del presidente della Bce, Mario Draghi, troppo ottimista sulla crescita e vede nero, e chi invece ci legge in un’inflazione bassa per tre anni, la via di nuovi interventi, se necessari.

I Paesi emergenti, si stanno immergendo nelle solite vecchie e stantie problematiche, che paiono irrisolvibili, con il Venezuela che registra un Pil in calo del 25%. Argentina, Turchia  non convincono mentre la rupia indiana segna nuovi minimi storici sul dollaro.

Non abbiamo nessuna sfera di cristallo, non sappiamo cosa succederà. Ma abbiamo ben chiaro gli eventi a catena che scateneranno le due vie. Con un’avvertenza particolare, Trump preferisce trattare puntando la pistola, ma sa bene che a sparare ci perdono in due. Meglio saltare sul treno della crescita.

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