Utility americane, top o flop?

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di Finanza Operativa 19 Settembre 2018 | 15:30

A cura di Morningstar

Torna il tempo delle utility Made in Usa. Il segmento ha sottoperformato l’indice S&P500 da novembre e oggi tratta vicino al fair value per la prima volta dal 2015.

Le utility Usa sono vicine al fair value
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Ignorare i tassi
Con il rialzo dei tassi di interesse, il rendimento da dividendo di cui gli investitori hanno goduto per anni potrebbe essere a rischio. Ma la storia insegna che gli investitori di lungo periodo nelle utility devono mettere da parte le preoccupazioni legate alle politiche monetarie per concentrarsi sui fondamentali, sulla crescita e sulle valutazioni. “I titoli delle utility con alti rendimenti da dividendi, con una buona crescita degli utili e valutazioni depresse dovrebbero andare meglio di quelle dei concorrenti”, spiega Travis Miller, strategist di Morningstar.

I segnali positivi
Il quadro macro ha la sua importanza, quando si parla di utility. “Le nostre analisi sui rendimenti di questo tipo di aziende, prendendo come riferimento gli ultimi 25 anni, mostrano che queste società e i tassi di interesse non si muovono sempre in direzioni opposte come comunemente si crede”, dice lo strategist. “In realtà nei periodi lunghi si muovono insieme. La salita e discesa dei tassi non ha una chiara relazione con i rendimenti delle utility. Per gli investitori di lungo termine è più importante concentrasi sui fondamentali”. C’è poi la questione dei dividendi. “Negli ultimi 25 anni gli investitori in utility non hanno mai perso soldi se hanno trenuto in portafoglio i titoli per almeno tre anni”, dice Miller. “A patto di averli acquistati nei momenti in cui pagavano cedole più alte dello yield dato dal Tbond decennale. Il dividend yield del settore attualmente è al 3,5%, un valore supriore al bond governativo. Questo va interpretato come un segnale positivo”.

Dividendi e Tbond mandano segnali positivi
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“Per gli investitori a caccia di dividendi, crediamo che il modo migliore per realizzare rendimenti sia ignorare i tassi di interesse e concentrarsi nella selezione di nomi di alta qualità che abbiano la miglior combinazione fra valutazioni, cedole e possibilità di crescita”, dice l’analista. “In generale crediamo che le utility siano sopravvalutate. Tuttavia, alcune società grazie anche ai dividendi danno rendimenti che sfiorano il 4,5% mantenendo solide prospettive di crescita”.

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