Vendite allo scoperto: divieto fino al 31 luglio (con sconto)

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Se qualcuno se lo fosse dimenticato, in Italia vige ancora il divieto di andare “short” sul mercato. Il divieto che andrà in scadenza il prossimo 31 maggio verrà sostituito da un nuovo “ban” con alcune modifiche.

di Marco Mairate29 maggio 2009 | 07:50

“La Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob) ha deliberato di prorogare fino al 31 luglio 2009, con modifiche, il divieto delle vendite allo scoperto in scadenza il 31 maggio prossimo.

In base alla decisione odierna la vendita di azioni di società quotate nei mercati regolamentati e ivi negoziate dovrà essere assistita dalla mera disponibilità dei titoli. Con ciò viene meno l’obbligo – previsto dal regime attualmente in vigore – in base al quale la vendita di azioni di banche e di imprese di assicurazione e delle relative holding deve essere assistita sia dalla disponibilità che dalla proprietà dei titoli.

Le disposizioni hanno effetto dalle ore 00:00 del primo giugno 2009 fino alle ore 24:00 del 31 luglio 2009.

Per le società che al momento dell’entrata in vigore del provvedimento siano oggetto di aumento di capitale la vendita di azioni deve, invece, essere assistita oltre che dalla disponibilità dei titoli anche dalla proprietà.

Per tali società è confermato, pertanto, fino alla conclusione dell’operazione di aumento di capitale, il regime più restrittivo già in vigore.

A pochi giorni dal countdown gli operatori sembrano essere pronti e già nelle passate sedute si sono cominciati a vedere valori strani relativamente ad alcuni titoli. 

Ora – a differenza di quanto avveniva prima – sarà possibile operare attraverso operazioni naked short, cioè senza che ci sia il bisogno da parte di chi vende i titoli allo scoperto di detenere fisicamente le azioni. Adesso infatti per le banche e le assicurazioni c’è il divieto assoluto di vendita allo scoperto (chi vende deve avere la disponibilità e la proprietà dei titoli), dal 1 giugno sarà invece possibile vendere avendo solo la disponibilità dei titoli, cioè prendendoli a prestito. Con questa modifica per gli investitori istituzionali si riapre la possibilità di fare operazioni short.

Un caso interessante emerso nella giornata di ieri, è quello relativo ai titoli Intesa Sanpaolo Risparmio. Nella seduta di ieri hanno messo a segno un vero exploit dovuto – secondo una nota diffusa da Jp Morgan -  allo sconto accumulatosi (per via del divieto di operare short sulle ordinarie) fra le azioni risparmio e le ordinarie di Intesa, spread che è arrivato a toccare il 25%, ben oltre la media degli ultimi quattro anni che è stata dell’8%. Non potendo puntare al ribasso sulle ordinarie, la forbice di prezzo fra le due azioni si è ampliata.

A sostenere il titolo bancario però ci sono anche i ‘gossip’ intorno al futuro della controllata Fideuram. Dopo che l’ipotesi cesione è stata parzialmente smentita da un portavoce della banca, la banca sembra volere seguire la strada dell’ipo: secondo indiscrezioni di stampa, Fideuram potrebbe essere valutata circa 3 miliardi di euro, due miliardi in meno rispetto alla valorizzazione che fece Intesa quando la tolse dal listino con un’Opa sul 25% del capitale non in suo possesso.

La cifra è comunque rilevante: Intesa ha speso 1,3 miliardi per l’Opa, mentre la parte rimanente era in carico a circa 120 milioni. La plusvalenza sarebbe quindi nell’ordine di 1,5 miliardi, con un impatto positivo sul core Tier 1 di 20 punti base.

Misure relative alle vendite allo scoperto di titoli volte ad assicurare l’ordinato svolgimento delle negoziazioni e l’integrità dei mercati (Delibera n. 16904)


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