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Finanza Operativa di Finanza Operativa 25 Settembre 2018 | 15:00

All’annuncio di nuovi dazi Usa alla Cina Pechino ha risposto approvando contromisure per 60 miliardi di dollari di merci americane su cui graverà una tassazione aggiuntiva tra il 5% ed il 10%. Il Premier Xi ha fatto sapere che tali misure sono una risposta inevitabile alle provocazioni di Washington, ma anche che resta intatta la volontà della Cina di arrivare a un’intesa diplomatica per interrompere la guerra commerciale. Tuttavia l’entrata in effetto di dazi statunitensi potrebbe fare naufragare in maniera definitiva la trattativa. Pechino, comunque, ha tranquillizzato i mercati impegnandosi a non utilizzare la svalutazione dello yuan come arma per incentivare le esportazioni e mantenere la competitività delle proprie merci all’estero.

Nel frattempo però, gli ultimi dati evidenziano invece che le tensioni tra i Paesi hanno portato la Cina a ridurre la quota di titoli del Tesoro americani, portata a 1.170 miliardi di dollari a luglio, il minimo da inizio anno, e con la possibilità sempre più concreta di un ulteriore ritiro di risorse con la conseguenza di mettere in difficoltà lo stato già precario del mercato obbligazionario, alle prese ormai da tempo con una riduzione della presenza della Fed e un aumento del costo del denaro.

La reazione del mercato valutario di questo scenario è stata un rafforzamento dello yuan e dell’euro contro il dollaro, agevolando la ripresa anche per il comparto delle materie prime.

Questa settimana occorre poi considerare che la Fed dovrebbe alzere i tassi, portando gli interessi di riferimento a superare l’inflazione per la prima volta dal 2008. In previsione di questo cambiamento, che porta i tassi privi di rischio a determinare un rendimento reale positivo, i fondi che investono su titoli a breve termine altamente liquidi sono tornati ad attrarre capitali al ritmo più rapido dal precrisi.

Ma l’asticella si è alzata per tutti gli asset rischiosi e un sondaggio di Bank of America rivela come tra le scommesse rialziste maggiori ci sia proprio l’equity americano, protagonista di una performance eccellente nei primi nove mesi del 2018. Proprio questa situazione di sovra-esposizione alle azioni di Wall Street rischia di essere la ragione di una potenziale profonda correzione dell’S&P 500, determinata da una riallocazione strategica degli asset dei fondi.     G.R.

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