Ottimisti ma prudenti

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di Finanza Operativa 24 Settembre 2018 | 15:00

Di Christian Nolting, global cio, Dws

All’inizio della settimana si è svolta la nostra riunione trimestrale sulle previsioni economiche. Restiamo costruttivi ma prudenti: la crescita economica globale continuerà a offrire opportunità, ma in un contesto di mercati finanziari volatili.

La crescita economica statunitense è forte, ma ci aspettiamo un rallentamento nel 2019, come anche in Europa e in Cina. Abbiamo elevato dal 2,70% al 2,90% l’aumento del PIL previsto nel 2018 grazie agli stimoli fiscali, all’alta occupazione e alla salda fiducia delle imprese e dei consumatori. Le prospettive dell’eurozona sono meno confortanti: per il 2018 si prevede la diminuzione dal 2,20% al 2% dell’espansione economica, mentre numerosi indicatori continuano a segnalare la debolezza dell’andamento generale. Sia negli Stati Uniti che nell’eurozona si prevede il rallentamento della crescita nel 2019, rispettivamente al 2,40% e all’1,90%. In Cina i consumi dovrebbero contribuire a mantenere la crescita ancora al 6,50% per tutto il 2018, prima che nel 2019 la riduzione dell’indebitamento causi un rallentamento del tasso di espansione al 6%. La crescita dovrebbe restare costante in alcuni altri importanti Paesi emergenti.

Le azioni statunitensi promettono tuttora un andamento positivo. I rendimenti obbligazionari saliranno insieme al rialzo dei tassi d’interesse. A nostro avviso le azioni statunitensi dispongono ancora di margini di rialzo: prevediamo il raggiungimento di quota 3.000 dell’indice S&P 500 entro fine settembre 2019. Modesti rialzi sono probabili in altre borse, ma in questo periodo di fine ciclo conviene aspettarsi ovunque un’intensa volatilità. Tra i mercati azionari, confermiamo la preferenza per l’Asia rispetto all’America latina. Prevediamo l’aumento del rendimento dell’emissione decennale del Tesoro statunitense al 3,25% entro la fine di settembre 2019, mentre il Bund raggiungerà lo 0,80%, pur restando vulnerabile a un aumento della domanda degli investitori in cerca di sicurezza. Nel frattempo la Federal Reserve proseguirà la sua strategia di strette monetarie, la prima nella riunione di settembre 2018 e altre tre nei prossimi dodici mesi. La BCE dovrebbe mantenere l’impegno di chiudere a dicembre 2018 il suo meccanismo di allentamento quantitativo, ma un aumento del tasso d’interesse è improbabile fino all’autunno del prossimo anno.

I mercati emergenti sono segnati dai tumulti recenti ma recupereranno terreno. L’Europa tiene d’occhio la Brexite l’Italia. È uno scenario che presenta vari rischi. Nei prossimi mesi i Paesi emergenti potrebbero navigare ancora in acque agitate, ma restiamo ottimisti sul lungo periodo. Due fattori propizi saranno un più lento apprezzamento del dollaro (prevediamo il cambio EUR/USD a 1,15 alla fine di settembre 2019) e qualche progresso verso una soluzione dei contrasti commerciali tra USA e Cina. Le difficoltà cruciali per l’Europa restano la legge di bilancio italiana e la Brexit. Confermiamo il nostro suggerimento: continuiamo a investire, ma non senza strumenti di neutralizzazione delle perdite.

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