La Brexit fa precipitare la sterlina, ma Wall St. e il petrolio sono ai massimi

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di Finanza Operativa 25 Settembre 2018 | 15:30

Di David Jones, Chief Strategist, Capital.com

Questa sarà una settimana intensa per tutti i mercati. I mercati valutari hanno fatto scalpore dopo il tuffo registrato venerdì scorso per la sterlina – la peggiore caduta giornaliera da più di un anno. I negoziati tra Regno Unito e UE sulla Brexit hanno imboccato ancora una volta un vicolo cieco. Il discorso in cui il Primo Ministro Theresa May ha delineato la sua frustrazione di fronte alla nazione ed è stato il catalizzatore per il sell-off. Speriamo che in questa settimana, dopo che entrambe le parti hanno tentato (virtualmente) di sfasciarsi la testa, le stesse parti e possano effettivamente iniziare a compiere un qualche tipo di progresso nei colloqui. Inoltre, sempre in questa settimana, mercoledì, sarà presa l’ultima decisione sui tassi d’interesse della Banca Centrale statunitense, con un aumento dello 0,25% ampiamente atteso. All’inizio degli scambi di oggi, la sterlina era sempre sotto pressione, sebbene ancora al di sopra del minimo di venerdì rispetto al dollaro Usa di 1,3050.

I mercati azionari USA hanno avuto il loro momento migliore la scorsa settimana, sia con l’S&P500 sia con il Dow Jones che hanno segnato nuovi massimi storici, continuando la loro incredibile performance: l’indice S&P è salito di quattro volte rispetto ai minimi registrati durante la crisi finanziaria ed è aumentato di quasi il 10% sull’anno, fino ad oggi. Anche se ci sono sempre molti gufi che tentano di dichiarare che il picco irreversibile sia ormai raggiunto per questi mercati dichiaratamente sovrappesati, gli investitori sembrano invece più che felici di continuare ad acquistare quasi ogni titolo azionario in vendita.  Nonostante la continua minaccia di guerre commerciali, i mercati azionari rimangono ancora forti e non sarebbe sorprendente assistere a ulteriori nuovi massimi, nelle settimane a venire.

Con l’eccitazione in atto sui mercati azionari e dei cambi, può essere facile perdere l’attenzione per altre asset class. Ma la scorsa settimana il prezzo del petrolio ha toccato il massimo dei due mesi e il greggio americano è stato scambiato a 72 dollari al barile. Questo è solo un paio di dollari sotto i massimi degli ultimi tre anni, raggiunti a luglio. Se ulteriori significativi guadagni si dovessero registrare per il prezzo del petrolio, potremmo aspettarci qualche pressione per la crescita economica globale.

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