Everest

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di Finanza Operativa 26 Settembre 2018 | 13:00

A cura di Aqa Capital

“L’essere umano non è fatto per funzionare alla quota di crociera di un 747. Il nostro corpo inizia a morire. Quindi la sfida è: riusciremo a portarvi in cima e poi al campo base prima che succeda?”
“Ancora pochi giorni e per tutta la vita sarai l’uomo che è arrivato in cima all’Everest!”
“Molti di voi sono esperti alpinisti. Non sareste qui altrimenti. Ma l’Everest… è il posto più pericoloso della terra!”
“Se c’è uno che può farlo, quello sei tu!”
“La parte più difficile non è salire è scendere”
Tratto da il film “Everest” di Baltasar Kormákur.

Wall Street ha raggiunto nuove vette, nel giorno in cui il presidente Donald Trump anunciava il congelamento dei rapporti con la Cina.
Un livello così alto per Wall Street non si era mai visto. Ma al presidente Usa ancora non basta. Ormai tutti gli osservatori la chiamano quota Trump: obiettivo 3mila punti, da giocarsi per le elezioni di mid-term (novembre) come ottimo risultato raggiunto dall’attuale amministrazione, quella, ricordiamocelo, che prima delle elezioni avrebbe dovuto far crollare i mercati.
 
Il film Everest ha due facce, da un lato descrive una delle più disastrose missioni che hanno portato l’uomo sulla tetto del mondo dall’altro, l’obiettivo è stato raggiunto mettendo in evidenza tutte le debolezze umane, tra cui la cieca ostinazione.
Lunedì è scoppiata la guerra commerciale, dalle parole siamo passati ai fatti: diventano realtà i 200 miliardi di dollari di dazi Usa sulle merci cinesi, ai quali Pechino risponde con una ritorsione che ne vale “appena” sessanta
I mercati finanziari sono stati gelati dalla decisione delle autorità cinesi di sospendere a tempo indeterminato – probabilmente fino a dopo le elezioni di mid-term di novembre negli Stati Uniti – le trattative sul contenzioso commerciale con l’Amministrazione Trump, già pianificate per questa settimana: il vicepremier Liu He non andrà a Washington e non è partita neanche la delegazione che avrebbe dovuto predisporre i colloqui con il segretario al Tesoro Steven Mnuchin.
Ancora ad alta quota i rapporti tra Trump e l’Opec. L’inquilino della Casa Bianca, sempre più focalizzato a costruire consenso elettorale a novembre, sceglie toni minacciosi: «Noi proteggiamo i Paesi del Medio Oriente – afferma lo stesso messaggio – Non sarebbero sicuri molto a lungo senza di noi eppure continuano a spingere per avere prezzi del petrolio sempre più alti! Ce ne ricorderemo».
Il petrolio Brent tratta intorno agli 80 dollari il barile volando sui massimi degli ultimi quattro anni, dopo che dall’Opec, riunitasi in Algeria, è arrivata una risposta tiepidissima, alla richiesta di Donald Trump di aumentare la produzione in modo da spingere all’ingiù i prezzi.
A surriscaldare il greggio però è la stessa politica di Trump, prima bloccando le esportazioni da parte dell’Iran, poi con nuove sanzioni al Venezuela, la cui produzione sta crollando. Aggiungiamoci le tensioni con la Russia e le difficoltà in Libia e la miscela esplosiva è pronta a riportare il greggio sulle vette di 5 anni fa.
Tre mesi fa Scott Sheffield, ceo di Pioneer Natural Resources (presente 30 anni in uno dei maggiori campi di shale gas Usa, Permian) avvertiva che, a settembre, la crescita dello shale gas si sarebbe fermata del tutto  perché sarà raggiunto il limite di portata degli oleodotti: un problema che potrebbe spingere il prezzo del barile oltre 100 dollari se l’Opec non «farà qualcosa»…. Ci siamo l’Opec attende.

Si è chiusa una settimana positiva per le materie prime. Gas naturale (+7%), rame (+6%), platino (+5%), argento (+1%). Bilancio negativo per lo zucchero (-9%), sceso all’inizio di questo mese sui minimi degli ultimi dieci anni: il mercato è ingolfato dalla superproduzione di India e Tailandia.    Gli sherpa che stanno portando Trump per questi sentieri sanno bene che per gli americani, il prezzo del greggio è una delle variabili più guardate in vista del voto. Qualcuno già mormora che è lo stesso Trump a voler far salire il greggio per poi, con l’avvicinarsi delle elezioni, farlo ricadere con qualche dichiarazione shock. Gli elettori sarebbero molto più attenti ai prezzi degli ultimi giorni di campagna.
 
Nuova vetta raggiunta sotto Trump è il crollo ai minimi degli ultimi 48 anni delle richieste settimanali di sussidi.
Siamo vicini ai 3mila punti ma l’economia Usa, si sta surriscaldando, la Fed prosegue il piano di rialzo tassi. Mercoledì il governatore Jerome Powell dovrebbe alzarli ancora. Saranno importanti anche le indicazioni sulle future mosse della Banca centrale Usa.
In Europa il presidente Mario Draghi si dice ottimista per il “proseguimento della crescita economica e un riaffacciarsi dell’inflazione”.
I mercati iniziano a temere che il problema dei 3mila punti non sia arrivarci, ma prepararsi a scendere. Fu proprio la discesa a rivelarsi fatale in Everest, conveniva forse rinunciare alla vetta e salvarsi la vita. O meglio conviene forse a Trump non tirare troppo la corda con la Cina, il petrolio e obiettivi a breve.
Quanto a noi si può essere dei bravi gestori ma l’Everest,  è uno dei posti più pericolosi della terra.

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