Crescono le perdite per i rischi politici a causa delle tensioni globali

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di Finanza Operativa 26 Settembre 2018 | 12:30

Secondo un sondaggio Willis Towers Watson e Oxford Analytica, le crescenti instabilità geopolitiche stanno causando un incremento dell’esposizione ai rischi politici. Il 55% delle società con un utile annuo maggiore di un miliardo di dollari ha infatti registrato almeno una perdita superiore ai 100 milioni di dollari legata ai rischi politici. Crescono anche le implicazioni dei rischi politici derivanti dalle crisi economiche nei mercati emergenti, in risposta alla reazione dei mercati ai picchi di instabilità in questi paesi, in particolare Turchia e Argentina.

Per la Political Risk Survey, Willis Towers Watson e Oxford Analytica hanno intervistato i senior executive di oltre quaranta aziende leader a livello globale in differenti settori di attività, per analizzare la loro risposta all’instabilità politica globale attuale. Alcuni dei punti principali rilevati:

  • Il 60% delle aziende ha individuato nei tassi di cambio la principale perdita da rischi politici, seguita dalla violenza politica (48%) e dagli embarghi sull’import/export (40%).
  • Le principali minacce geopolitiche sono state rappresentate dalle politiche sanzionatorie americane, dalle crisi sui mercati emergenti, dal protezionismo e dalle guerre sui dazi, oltre che dal populismo e dal nazionalismo.
  • Se Russia e Vietnam sono stati citati più frequentemente come i paesi in cui si sono verificate le perdite, se ne sono registrate anche in Europa, America Latina, Asia-Pacifico, Africa e Medio Oriente.
  • Il 60% degli intervistati ha affermato che i livelli dei rischi politici sono cresciuti dallo scorso anno e quasi il 70% ha dichiarato di aver dovuto ridurre l’operatività in almeno un paese come risultato diretto delle preoccupazioni per i rischi politici.
  • Oltre il 70% ha segnalato di aver ridotto gli investimenti pianificati come risultato diretto delle preoccupazioni per i rischi politici.
  • Le aziende di maggiori dimensioni sono state quelle che più frequentemente hanno fatto riscorso a strategie di esclusione – tra le aziende con utili superiori a 1 miliardo di dollari, l’82% ha dicharato di aver ridotto gli investimenti e l’86% di aver evitato investimenti futuri. Le aziende hanno ridotto gli investimenti soprattutto in Nigeria, Iran, Russia e Venezuela.

Maurizio Arecco – Chief Broking Officer e Head of Specialties ha dichiarato “È evidente dalle nostre rilevazioni che i rischi politici è aumentato significativamente ed è diventato un costo ricorrente e concreto delle attività. Se i livelli rimarranno così elevati, le aziende saranno sottoposte a una maggiore pressione da parte degli azionisti per una maggiore trasparenza sulle perdite effettivamente subite. Le aziende dovranno essere in grado di monitorare, quantificare e gestire questi rischi oltre a dover sviluppare strategie per mitigarli”.

Simon Coote, Deputy Director, Oxford Analytica, ha spiegato: “Le aziende solitamente gestiscono rischi legati ai cicli economici, non politici. Tuttavia, col riconoscimento della crescita delle perdite legate ai rischi politici, questo non può più essere escluso dalle decisioni dell’esecutivo. Per mitigare ulteriormente l’esposizione ai rischi politici, le aziende devono ridefinire il modo in cui operano. Prendere provvedimenti per gestire i rischi politici deve diventare un requisito fondamentale dell’attività, e non essere considerato come un inevitabile costo operativo nelle aree più difficili”.

 

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