Italia, la view di Aviva Investors

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di Finanza Operativa 27 Settembre 2018 | 18:30

A cura di Stewart Robertson, Senior Economist di Aviva Investors
Forse non intenzionalmente, ma i politici italiani hanno una lunga esperienza nel mettere in scena dei drammi di fronte a situazioni di crisi. La storia un po’ travagliata del Paese è stata ricca di opportunità e l’appartenenza all’Eurozona ha aggiunto un’ulteriore dimensione. La combinazione tra politica italiana, una posizione fiscale complicata, spinte nazionaliste e norme europee rischia di formare una miscela esplosiva ed il risultato potrebbe essere confuso. Questo, almeno, è ciò che preoccupa i mercati finanziari.
Le restrizioni derivanti dall’adesione all’UE richiedono che gli stati membri si attengano a linee guida fiscali che includono una graduale riduzione dei disavanzi e una stabilizzazione – ed eventualmente una diminuzione – del rapporto debito/PIL. Prima delle elezioni di marzo, l’Italia si trovava su un percorso virtuoso di consolidamento fiscale. L’importanza di ciò non può essere sottovalutata in Italia, dato che il Paese ha un rapporto debito/PIL tra i più alti in Europa e qualsiasi deviazione dal contenimento fiscale può portare rapidamente a enormi problemi. I mercati obbligazionari ne sono ben consapevoli: l’aumento dei rendimenti dei BTP da meno dell’1,8% in aprile a oltre il 3% a maggio e di nuovo in agosto (l’ultimo al 2,95%) riflette direttamente queste preoccupazioni.
Le ultime indiscrezioni suggeriscono che le tensioni all’interno del governo si stanno facendo sempre più evidenti. Pur consapevoli del fatto che una politica fiscale dissipata possa spaventare i mercati, la coalizione Lega-M5S sa di avere degli obblighi nei confronti dell’elettorato. La maggior parte dei membri del governo vuole attuare almeno in parte gli stimoli fiscali promessi al momento dell’elezione, e l’inevitabile tensione tra il rispetto delle promesse elettorali e la necessità di evitare l’oppressione della Commissione rende difficile o impossibile trovare un compromesso.
Se le divergenze non verranno risolte rapidamente, potranno succedere ancora molte cose, e molto problematiche. Se i due vice-premier ritengono di non poter mantenere le promesse elettorali a causa dell’opposizione del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, potrebbero in linea di principio dimettersi, portando il Paese a nuove elezioni. Altri ministri hanno suggerito che Tria non sia insostituibile nel caso di un’impasse. Ad ogni modo, anche se il governo concordasse al proprio interno una proposta definitiva, vi sarebbe ancora la possibilità di uno scontro con la Commissione europea. Questo potrebbe avere ricadute politiche con la minaccia di nuove elezioni e potremmo vedere, di conseguenza, un aumento delle difficoltà per il mercato finanziario.
Il governo italiano si riunisce oggi per cercare di elaborare un piano definitivo. Forse si può trovare un compromesso, anche se è tutt’altro che certo. E anche se questa volta si riuscisse a scongiurare una crisi, per la classe politica italiana ci sarà sicuramente l’occasione di fare altri drammi in futuro.

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