Il Cfa Sentiment Index aggiorna il minimo storico

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di Finanza Operativa 3 Ottobre 2018 | 14:30

Gli investitori professionali italiani certificati CFA® sono negativi sulle prospettive dell’economia domestica: il “Sentiment Index” registra un valore pari a -37, un dato che rappresenta un nuovo minimo nella serie storica (da gennaio 2015). Nel dettaglio delle principali asset class, i tassi di interesse sono previsti in ascesa in tutte le principali aree, mentre vi sono aspettative di ribassi sul mercato azionario italiano. Il dollaro è atteso stabilizzarsi sugli attuali livelli contro euro mentre si ipotizza un rialzo dei corsi del petrolio.

Al sondaggio mensile, svolto da Cfa Society Italy , hanno partecipato 47 professionisti con certificazione CFA® e membri dell’Associazione tra il 20 ed il 30 settembre 2018. Il Sentiment Index è sceso di 3 punti rispetto al mese scorso.


La parola al gestore – Giuseppina Parini, indipendent strategist

I risultati del sondaggio mostrano una preoccupazione generalizzata sulle prospettive dell’economia domestica, che si acuisce rispetto al mese precedente, con un peggioramento anche per l’area euro. L’economia americana, invece, è vista stabile. Le attese relative all’inflazione sono al rialzo e, di conseguenza, si attende un analogo andamento dei tassi.

Il buono stato dell’economia USA è stato corroborato dai recenti dati macroeconomici. Il Pil nel secondo trimestre è cresciuto ad un tasso annualizzato del 4,2%, sopra il potenziale. Il mercato non ha quindi colto con sorpresa la decisione della Fed di alzare i tassi al 2-2,25%, durante la riunione dello scorso 26 settembre. E’ interessante sottolineare, però, come sia cambiato il linguaggio usato dalla Fed nel comunicato ufficiale, laddove viene a cadere la frase in cui, in precedenza, si parlava di un orientamento accomodante della politica monetaria. Sale la possibilità di un ulteriore aumento dei tassi a dicembre. La politica fiscale rimane espansiva e continuano i segnali positivi sia dai consumi che da mercato del lavoro.

In Eurozona la crescita rimane stabile, trimestre su trimestre, per la prima metà dell’anno (+0,4%). Nonostante i dati mostrino dei buoni fondamentali, la robustezza di questi ultimi è inferiore a quella dello scorso anno. L’indicatore anticipatore PMI di settembre, pur rimanendo abbondantemente sopra la soglia di 50, che fa da spartiacque tra la fase di rallentamento o espansione economica, è in calo rispetto al dato di agosto (da 54,5 a 54,2). E’ risultato debole, in particolare, il dato relativo alle esportazioni, dimostrando forse le preoccupazioni legate all’aumento delle tensioni commerciali, l’incertezza sulla Brexit e l’aumento delle tensioni politiche. Per quanto riguarda le politiche fiscali, si palesano divergenze all’interno dell’Unione che potrebbero avere dei riflessi sui mercati finanziari. In questo senso, in particolare, diventa importante vedere quale sarà la forma definitiva che prenderà il DEF dell’Italia, alla luce delle recenti decisioni di aumentare il target del deficit in rapporto al Pil al 2,4%.
Il Pil giapponese del secondo trimestre ha segnato una sorpresa positiva (+3%), trainato sia dagli investimenti che dai consumi. E’ possibile che i disastri naturali, che hanno colpito il Paese, portino ad un risultato più debole per il terzo quarto ma, la crescita degli investimenti privati, indirizzati ad aumentare la produttività, e dei consumi, sostenuti da un forte mercato del lavoro, dovrebbero offrire un buon sostegno al tessuto economico.

L’economia cinese, nonostante l‘inasprimento delle tensioni commerciali con gli USA e il rallentamento dell’economia domestica, non ha mostrato preoccupanti segnali di debolezza, rendendo raggiungibile il target che il governo si è dato di una crescita del 6,5% per il 2018. Sia le vendite al dettaglio che la produzione sono migliorate in agosto e segnali positivi continuano a venire dal settore immobiliare privato. Rimangono deboli gli investimenti in infrastrutture e questo è un aspetto che, insieme alla “guerra commerciale” con gli Stati Uniti, va seguito con attenzione.

In merito ai mercati finanziari, la componente obbligazionaria governativa rimane ancora oggetto della normalizzazione delle politiche monetarie, del “rischio credito”, legato a particolari aree geografiche. Per quanto riguarda le obbligazioni societarie, è difficile attendersi un ulteriore restringimento dello spread, e sarebbero quindi da considerare in base al rendimento corrente e all’andamento generale dei tassi. I mercati azionari mostrano delle valutazioni che sembrano già scontare sia la crescita degli utili aziendali sia quella economica, con una diversità però tra aree geografiche che, in termini relativi, vede il mercato americano trattare a multipli elevati rispetto a quello europeo, asiatico e emergente (che trattano comunque leggermente sotto la media storica di valutazione), con una forte dispersione tra la componente “value” e quella “growth”.

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