Usa contro il resto del mondo

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di Finanza Operativa 3 Ottobre 2018 | 18:30

A cura di Anja Eijking, gestore del fondo F&C Global Convertible Bond di Bmo Global AM

I titoli Usa hanno registrato una performance nettamente superiore ai mercati globali raggiungendo nuovi massimi, spinti dai solidi risultati finanziari e dal riacquisto di azioni, nonostante un’ulteriore escalation delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, con entrambi i fronti che hanno applicato nuovi dazi alle rispettive importazioni. In termini settoriali tra i migliori troviamo i tecnologici, i beni di consumo voluttuari e il settore sanitario, mentre energia e materiali sono rimasti indietro. I dati economici USA si sono mantenuti positivi, con la crescita del secondo trimestre rivista al rialzo dal 4,1% al 4,2% (dato su base annua) grazie anche all’aumento degli investimenti. E la fiducia dei consumatori statunitensi, secondo le misurazioni del Conference Board, è cresciuta fin quasi al massimo degli ultimi 18 anni.

Le azioni dell’Eurozona e dell’Asia sono state invece frenate dall’incertezza creata dalle politiche commerciali dell’amministrazione Trump. I titoli bancari dell’Eurozona sono stati colpiti dall’incertezza dei mercati derivanti dal rapido crollo della Lira turca, vista la consistente esposizione alla Turchia delle istituzioni del Vecchio Continente. Nonostante la crescita economica del secondo trimestre sia stata rivista al rialzo dallo 0,3% allo 0,4%, i dati mensili hanno continuato a essere variabili. La fiducia dei consumatori dell’Eurozona misurata da parte della Commissione Europea è diminuita significativamente ad agosto, mentre il dato relativo alla fiducia delle imprese tedesche rilevato dall’Ifo è cresciuto. I dati mensili del Giappone sono stati variegati, con un calo della produzione industriale che riflette un rallentamento nelle esportazioni di autovetture. Ciononostante, i dati diffusi ad agosto riportano una crescita dell’economia giapponese pari all’1,9% su base annua nel secondo trimestre, superiore alle previsioni degli economisti e spinta da un aumento della spesa familiare e delle imprese. Per quanto l’inflazione core sia rimasta relativamente bassa, i salari reali sono cresciuti del 2,8% su base annua a giugno, il ritmo più sostenuto degli ultimi 21 anni.

Le nostre proiezioni rimangono positive con una stima di crescita pari a:

  • USA – 2018 3%, 2019 2.5%
  • Eurozona – 2018 2%, 2019 1.5% to 2%
  • Cina – 2018 6.5%, 2019 6% to 6.5%
  • Giappone – 2018 1% to 1.5%, 2019 1% to 1.5%

Ci aspettiamo che la crescita Usa si mantenga al di sopra della media nei prossimi mesi grazie allo stimolo fiscale, mentre la crescita dell’Eurozona dovrebbe tornare su valori abituali. Ci aspettiamo anche che gli USA eviteranno una recessione nel 2020 – anno delle elezioni – aumentando la spesa nelle infrastrutture, che potrebbe tornare al centro dell’attenzione dopo il voto di metà mandato. Le preoccupazioni relative alla fine del ciclo di crescita si sono ridotte grazie ai livelli record dell’ISM Manufacturing Index, che suggerisce che una recessione sia ancora abbastanza lontana. Gli utili e il fatturato delle società sono solidi. Anche la crescita degli utili europei dovrebbe essere buona, con l’indice PMI prossimo a un valore pari a 55 e un Euro più debole. L’inflazione core dovrebbe arrivare all’1,5% – 2% in Europa e intorno al 2% – 2,5% negli USA.

Tuttavia, continua ad aleggiare sul mercato la preoccupazione di una possibile escalation nella guerra dei dazi. L’impatto diretto dei 200 miliardi di dollari di dazi applicati alle importazioni Cinesi sarà molto limitato per l’economia Usa, mentre per Pechino gli effetti negativi di una guerra commerciale potrebbero essere bilanciati tramite stimoli fiscali e monetari. I mercati azionari cinesi sono scesi nonostante gli utili in crescita, e la politica monetaria è stata ammorbidita. I mercati azionari europei ed asiatici dovrebbero crescere una volta risolte le preoccupazioni legate alle guerre commerciali.

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