La scaramanzia non impedirà al valore dei Btp trentennali di scendere

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di Finanza Operativa 4 Ottobre 2018 | 10:30

Di Giovanni Pesce, esperto di mercati finanziari e di valutazione degli strumenti finanziari

Ho partecipato all’asta dei BTP trentennali di metà settembre, sottoscrivendo con parte dei miei sudati risparmi un collocamento con quotazione a 98.73 euro più dietimi. Era il 13 settembre 2018. Meno di 20 giorni fa. Il 2 ottobre il mio BTP veniva già negoziato a 95.03 euro. Quindi se avessi venduto avrei percepito una perdita reale di 3.70 euro ogni 98.73 spesi. Certo, siamo d’accordo che se si sottoscrive un investimento a trent’anni non lo si fa per rivendere dopo 20 giorni, come mi ha correttamente segnalato il mio consulente in ottemperanza alla direttiva MIFID II.

Ma mettiamo che io, invece di un ottimista investitore privato, fossi stato un’azienda: questo investimento mi avrebbe provocato una svalutazione a bilancio solo parzialmente compensata dall’accumulo degli interessi nel frattempo maturati. Ma anche da privato cittadino motivi inattesi potevano portarmi a reperire liquidità, e avrei dovuto vendere i miei BTP a una cifra inferiore di quella spesa per acquistarli. Qualcuno potrebbe suggerire che tale effetto negativo sia dovuto all’avere partecipato a un’asta un giorno 13 (che in ogni caso, era un innocuo giovedì) ma io ho la sensazione, invece, che si tratti di una reazione a eventi che con la scaramanzia non hanno molto a che fare.

Diciamocelo: il titolo non è sceso perché sono saliti i tassi, ma semplicemente perché è aumentato lo spread. E lo spread è aumentato perché si è proposto un DEF che oserei chiamare “coraggioso” a un’Europa che si aspettava il rispetto di impegni informali presi poche settimane prima. Se da una parte c’è chi dice che dell’Europa “se ne frega” (espressione che evoca però tempi andati che non hanno poi portato troppo bene al nostro Paese), dall’altra parte non possiamo girarci dall’altra parte e fingere che non ci sia. L’Europa sta lì, ed è l’interlocutore obbligatorio e il sottoscrittore necessario per i nostri titoli di debito pubblico, che non possono trovare copertura solo da quei soggetti, come me, che hanno dei risparmi e ci credono ancora.

Sarebbe bene che chi di dovere prestasse particolare attenzione a quello che dice e che fa, al fine di proteggere i risparmiatori italiani, grandi o piccoli che siano, che ancora comprano debito fidandosi di chi li governa per delega democratica.

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