Hedge – proseguono le chiusure illustri

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di Marco Mairate 5 Giugno 2009 | 07:30
Dopo la chiusura della società di gestione Pequot Capital, altri fondi blasonati hanno deciso di chiudere i battenti e restituire i soldi alla clientela.(Nella foto il fondatore Arthur Samberg)

La scorsa settimana, Arthur Samberg, uno dei più importanti hegde fund manager al mondo, ha deciso di chiudere la società da lui fondata. La notizia è piovuta come un macigno sul ricco e dorato mondo degli hedge, dato che Pequot era uno dei player più accreditati con oltre 20 anni di attività.

Dietro la chiusura del fondo, sembra però che ci sia l’ombra un’indagine federale delle autorità americane, sulla base di un’ipotesi di insider trading. “La situazione sta diventando insostenibile sia per me che per l’azienda, per questo sono giunto alla conclusione che la compagnia non rimarrà ancora a lungo in affari” aveva detto il manager in una lettera inviata ai propri clienti.

Il caso si riferisce ad un’indagine avviata dalla SEC lo scorso gennaio, circa presunti profitti illegali ottenuti dalla compagnia nel 2001 che avrebbe operato tramite informazioni riservate sul conto della Microsoft.

Al culmine dell’attività, Pequot Capital gestiva 15 miliardi di dollari (era il 2001), patrimonio sceso a 4,3 miliardi lo scorso anno e 3,47 di oggi.

Dopo Samberg anche James Pallotta (nella foto Pallotta durante una partita dei Toronto Raptors, squadra in cui il manager ha una quota del capitale) ha deciso di chiudere i suoi Raptor Global Funds, serire di fondi “spinoffati” da Tudor Investment alla fine dello scorso anno con 1,5 miliardi di dollari.

La decisione era stata presa dopo le pessime performance del 2008 quando i fondi di Pallottola persero oltre il 20% del proprio valore: “Negli ultimi anni, ho riflettuto circa la sostenibilità di alcuni aspetti della nostra industria e gli obiettivi di breve termine” ha scritto Pallotta in una lettera ai propri clienti.

Secondo molti però la decisione di chiudere, così come in altri casi, è legata all’high water mark, vero e proprio demone dei gestori che spesso scelgono di chiudere per poi ricominciare un altro fondo pur di evitare la graticola delle perdite pregresse.

Secondo Bloomberg Pallotta si sarebbe tenuto molto liquido negli ultimi mesi, così il prossimo mese gli investitori avranno indietro il 75% dei propri asset e un altro 15% arriverà non appena sarà possibile.

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