Hacker made in China

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 8 Ottobre 2018 | 10:00

A cura di Wings Partnerts Sim

Il settore tecnologico, colpito dai recenti i ribassi, ha più di altri comparto accusato la salita dei tassi d’interesse dei Titoli di Stato e gli effetti di unaa notizia che ha creato molto scalpore e spiega alcune delle tensioni tra Washington e Pechino.

Da oltre tre anni è infatti stata portata avanti un’inchiesta per una possibile modifica delle schede madri dei server, di gran parte delle principali compagnie che acquistano prodotti da Super Micro Computer Inc. Una indagine di Bloomberg ha rivelato che alcuni hardware prodotti da fornitori cinesi della compagnia avevano un chip che non era previsto nei disegni ufficiali, in grado di fornire accesso ai dati immagazzinati ed elaborati dalle macchine in maniera silenziosa e senza possibilità di un riscon-tro dal lato software.

Ad avviare le indagini sarebbero state Amazon ed Apple, riscontrando attività anomale nelle reti dei super-computer che immagazzinano dati per gli utenti. Non sono però solo i cittadini a doversi preoccupare di essere potenzialmente spiati, in quanto tra i clienti di Amazon si trovano anche agenzie di sicurezza ed Intelligence, lasciando potenzialmente il controllo al proprieta-rio di questi “chip spia” di asset militari, quali sistemi utilizzati per il controllo di navi, sottomarini, telecamere di sorveglianza, droni militari, oltre a sistemi di controllo missilistico.

Una minaccia particolarmente grave, che in parte giustifica la diffidenza mostrata da Trump ad inizio anno nel lasciare accesso ad aziende cinesi per la costruzione della rete 5G sul suolo americano. Il rischio di spionaggio era già noto alle autorità, benché ancora tenuto come top secret.

La Cina a livello ufficiale nega il proprio coinvolgimento, definendosi una vittima dell’accaduto, sen-za tuttavia frenare la caduta del produttore di PC Lenovo che ad Hong Kong ha lasciato sul campo oltre il 20% e con l’indice tecnologico asiatico che registra il nuovo minimo del 2018. La vicenda sposta in favore di Trump l’ago della bilancia nella trattativa con la Cina, giustificando l’approccio conflittuale adottato dal Presidente statunitense (il che fa pensare che sia stata proprio l’amministrazione americana a far trapelare la notizia con questo fine).

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