Petrolio e metalli industriali, i perchè di trend opposti

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di Finanza Operativa 9 Ottobre 2018 | 10:30

A cura del team Research, Strategy and Analysis di Amundi

Le performance dei metalli di base e del petrolio hanno seguito un andamento molto divergente a partire da quest’estate (il petrolio ha sovraperformato l’indice dei metalli di base di oltre il 30%). Si tratta di una situazione piuttosto eccezionale, persino in un settore molto volatile come quello delle commodity. Tuttavia, vi sono alcuni motivi importanti che spiegano questa distorsione, e sono legati in gran parte ai movimenti del prezzo del petrolio.

I metalli di base hanno registrato una lieve flessione come avviene di solito quando c’è un rafforzamento del dollaro, soprattutto in un contesto in cui la dinamica dell’economia sta peggiorando a causa dei timori di una guerra commerciale. Inoltre, il rallentamento dei tagli alla capacità in eccesso dei produttori dei metalli di base ha rappresentato un freno per queste materie prime.

I prezzi del petrolio si sono invece mossi nella direzione opposta, spinti dai timori di un’interruzione delle forniture in Iran e in Venezuela per via, rispettivamente, della reintroduzione delle sanzioni da parte di Trump e della situazione politica del Paese latino-americano. Questi effetti hanno più che neutralizzato i timori riguardo a un rallentamento della domanda che hanno pesato sui metalli di base. È utile notare che l’attuale livello di produzione del petrolio da parte dell’OPEC è molto vicino alla capacità massima, e che il prezzo del petrolio è piuttosto sensibile alle interruzioni delle forniture perché le possibilità di adeguare la produzione sono limitate e indubbiamente insufficienti a colmare il gap nel caso di importanti interruzioni in Iran e in Venezuela. Questo è il principale motivo per cui il prezzo del petrolio è salito alle stelle negli ultimi mesi, raggiungendo 85 dollari al barile nel caso del Brent a causa soprattutto della situazione in Medio Oriente. C’è sempre il rischio di un rialzo, ma noi non ci attendiamo un balzo strutturale a quota 100 dollari perché alcuni

Paesi, come l’Arabia Saudita nel cartello dell’OPEC e la Russia, collaborano tacitamente e dispongono di margini sufficienti per incrementare la produzione se necessario. Inoltre la produzione di petrolio di scisto negli USA dovrebbe aumentare sul lungo termine se il settore riuscirà a risolvere il problema delle strozzature a livello di pipeline e di trasporti.

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