La 25a ora

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di Finanza Operativa 10 Ottobre 2018 | 10:30

A cura di Aqa Capital

Proseguiamo verso ovest… andiamo avanti fino a quando non troviamo una bella cittadina… quelle città nel deserto, lo sai perché sono nate? Perché la gente voleva andar via da qualche altro posto. Nel deserto si può ricominciare. Troviamo un bar e ci facciamo un bicchiere… Sono due anni che non bevo, ma berrò un bicchiere con te, un ultimo Whisky col mio ragazzo… lo beviamo piano, assaporiamo il malto, lo tratteniamo in bocca… e poi me ne andrò. E non dovrai mai scrivermi, ne venire a trovarmi, io credo nel regno dei cieli, e credo che rivedrò te e tua madre, ma non in questa vita. Troverai un lavoro da qualche parte…. ti farai una nuova vita e non tornerai mai indietro. Monty tu piaci alla gente, è un dono che hai, trovi amicizie dovunque tu vada. Lavorerai sodo, non ti farai notare e terrai la bocca chiusa. troverai una nuova casa laggiù…Avrai dei nuovi documenti, una nuova patente. Dimenticherai la tua vecchia vita, non puoi tornare … mai guardarti indietro, ti farai una nuova vita e la vivrai, vivrai la tua vita come avrebbe dovuto essere…
Tratto dal film: “La 25° ora” di Spike Lee.

Monty è un giovane affascinante che ha rinunciato ad impegnarsi nello studio per diventare ricco come spacciatore. La vita facile…poi una soffiata alla polizia infrange il sogno. Andrà in carcere. Passerà l’ultimo giorno di libertà coi suoi migliori amici. ll padre, però, non si dirige verso il penitenziario, ma intraprende un viaggio in una metaforica venticinquesima ora, dove Monty potrà rifarsi una vita e rimediare ai suoi errori. Il sogno però si infrange, lasciando il posto al destino di Monty che si compie.
L’Italia è alla disperata ricerca della sua 25° ora con Bruxelles, un’ora in più al giorno per sistemare i conti. Il sogno di proseguire con l’assistenzialismo facile, la crescita finanziata con il debito pubblico, si sta per infrangere. Non è l’Europa che mette un veto, sono i numeri contro cui la retorica politica non può nulla. Il problema però è grave. Nel fine settimana la Commissione Europea ha bocciato, in via preliminare, la bozza della manovra economica inviata qualche giorno prima a Bruxelles.

Ma in Italia i partiti di maggioranza, soprattutto la Lega, guadagnano consensi tra l’elettorato.
Matteo Salvini si augura che le agenzie di rating, dalle quali arriverà a giorni una valutazione sul debito pubblico, non abbiano pregiudizi su questo governo. Un eventuale taglio del rating, secondo il vice premier, sarebbe un regalo ai soggetti che puntano ad acquistare le grandi società italiane a controllo pubblico quotate a Piazza Affari.
Più che acquistare le aziende italiane, gli investitori scappano e la Borsa italiana crolla, trascinando nel baratro anche le colleghe europee. Salvini sarebbe pronto a intervenire solo con lo spread a 400 punti base e il mercato pian piano glielo sta servendo. Indiscrezioni stampa parlano di un incontro tra il governatore della Bce, l’italiano Mario Draghi e l’esponente della Lega Giorgetti lo scorso mercoledì, al fine di prevedere una sorta di piano B in caso di forti turbolenze sui mercati. Il piano B prevederebbe la possibilità che venga ridotto l’obiettivo di deficit/PIL ora fissato al 2,4% per il 2019, il tutto però condizionato a turbolenze sui mercati/spread. Da considerare che il prossimo 25 ottobre (ossia un giorno prima del giudizio sul rating di S&P) ci sarà la riunione della BCE. Draghi potrà annunciare un via libera a maggiori acquisti di Btp a lungo termine.
Anche la Cina si sta giocando la sua 25° Ora. Le Borsa ha riaperto dopo la lunga vacanza della “settimana d’oro”, con un forte calo, per nulla mitigato dalla decisione della banca centrale di Pechino di liberare circa 175 miliardi di dollari di liquidità. La mossa espansiva, la quarta di questo tipo da inizio anno, non ha sorpreso nessuno. Era chiaro che le autorità politiche cinesi sarebbero intervenute per ridimensionare gli effetti della guerra commerciale in atto con gli Stati Uniti: la Borsa di Shanghai da inizio anno perde oltre il 15%, lo yuan il 9% sul dollaro. La Banca del Popolo ha tagliato dell’1% le riserve minime, al 14,5%. Obiettivo, aumentare la domanda interna per ridurre l’esposizione alle esportazioni. La Cina ha un debito Pil del 250% a finanziare le infrastrutture e dunque la forte crescita di lungo periodo. L’Italia vuole finanziare l’assistenza.
Nella vicina Austria un governo populista e di destra come quello di Sebastian Kurz, ha annunciato che Vienna presenterà alla Commissione europea una bozza di bilancio 2018-2019 con un deficit pari allo zero per cento. È la prima volta in assoluto dal 1995, l’anno di adesione di Vienna all’allora comunità europea. In parallelo il rapporto debito pubblico-Pil, secondo pilastro dei parametri di Maastricht, è dato in discesa dal 78,3% del 2017 al 74,2% del 2018, per calare ulteriormente al 70,5% nel 2019. «La politica del debito sta dando i suoi frutti. Risparmiamo e, al tempo stesso, possiamo permetterci misure come il bonus alle famiglie o l’aumento delle pensioni», si legge in un tweet di Kurz.
L’Italia punta a espellere gli immigrati. La Germania ha bisogno di 1,6 milioni di lavoratori specializzati per sostenere il boom economico. Due Paesi e due mondi diversi. Anche noi gestori vorremmo una 25° ora, con la possibilità di rimediare se abbiamo sbagliato qualche investimento. Invece da tempo abbiamo capito che i soldi facili non esistono. Bisogna andare a scuola e capire che da questi mercati si impara sempre. Inutile poi sfidare spread e Ue. Per un po’ meglio stare lontano dall’Italia.

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