In Europa il fondo attivo soffre

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di Finanza Operativa 12 Ottobre 2018 | 15:00

A cura di Marco Caprotti, Morningstar
Secondo l’ultimo European Active/Passive Barometer di Morningstar (il report semestrale che misura le performance dei fondi attivi domiciliati nel Vecchio continente in rapporto agli strumenti passivi concorrenti nelle diverse categorie) in 10 anni (fino a giugno 2018) il tasso di successo dei gestori attivi è stato inferiore al 25% in più di metà dei 49 segmenti analizzati.
“Il tasso di successo in 10 anni dei fondi attivi nelle categorie azionarie più grandi (misurate in base agli asset in gestione) sono fra i più bassi di tutti gli universi presi in considerazione”, spiega Dimitar Boyadzhiev, analista delle strategie passive di Morningstar. “Una piccola percentuale (fra l’11,5 e il 23,7%) dei gestori ha avuto successo nel lungo periodo nelle categorie Europe large cap blend, Global large cap blend e Global emerging market. Lo stesso risultato si ritrova fra le due categorie più grandi extra Europa: Usa large cap blend e Japan large cap. Qui i manager attivi hanno avuto un tasso di successo, rispettivamente, del 12,4 e del 17,8%”.
Il tasso di successo dei fondi attivi per categoria (%)
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L’Active/Passive Barometer è uno strumento utile per aiutare gli investitori a calibrare meglio le possibilità di successo con i fondi attivi in aree differenti in base ai trend di mercato recenti e in rapporto alle tendenze di lungo periodo.
“I manager attivi si sono comportati meglio in alcune categorie rispetto ad altre”, continua l’analista. “Ad esempio quelli del segmento UK mid cap hanno fatto meglio rispetto agli strumenti passivi concorrenti. I tassi di successo nella categoria equity Norvegia sono un po’ più bassi ma, anche qui, in favore degli attivi”.
I fondi passivi vivono di più
I tassi di sopravvivenza dei fondi sono correlati positivamente con le probabilità di successo. “Il motivo principale dell’insuccesso dei fondi attivi è l’incapacità di durare nel tempo che, a sua volta, è il risultato di performance povere”, spiega l’analista. “Comparando i dati sulla chiusura dei fondi attivi e passivi abbiamo visto che i secondi hanno maggiori possibilità di durare nel lungo periodo”.

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