Il Fmi avverte, rischio di deflazione quest'anno e d'inflazione il prossimo

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di Fabio Coco 9 Giugno 2009 | 09:00
Il Fondo Monetario Internazionale tiene alta la soglia di guardia sia della Bce che dei singoli governi nazionali: i tassi d’interesse devono continuare ad esser mantenuti bassi, anche con ulteriori manovre non convenzionali, mentre i governi devono intraprendere politiche fiscali orientate al medio termine. L’obiettivo è quello di un sistema finanziario altamente liquido e di un settore bancario stabile e ripulito dagli asset tossici. Se avrà luogo la ripresa potrebbe tornare a correre l’inflazione, mentre imperversa attualmente, il rischio di deflazione durante il 2009.

Nel rapporto conclusivo sulla situazione dell’area euro, il Fondo Monetario Internazionale evidenzia come il processo che porterà ad una ripresa dell’economia sarà un processo lento ed incerto. Gli Stati dovranno, infatti, impegnarsi con sforzi decisi e forti azioni, specialmente nel settore finanziario; a livello sovrannazionale, invece, toccherà alla Bce mantenere bassi i tassi d’interesse e procedere a nuovi tagli o misure per ridurre i tassi, in caso di ulteriori aggravamenti delle condizioni dei mercati. Tuttavia, se le cose continueranno come stanno procedendo sinora, la crisi rallenterà in questo 2009 per poi mostrare una modesta ripresa nel primo semestre del 2010.

L’Fmi riconosce che le azioni senza precedenti intraprese dai governi hanno stabilizzato il sistema bancario, ma che le condizioni per l’accesso al credito restano ancora difficili. In sostanza, il clima di fiducia resta ancora negativo, per questo motivo è necessario rivedere gli accordi di stabilità finanziaria europei ed attuare politiche fiscali orientate al medio termine, secondo quanto scritto sul rapporto.

Anche il rischio di un ritorno dell’inflazione alla fine dell’attuale crisi economica preoccupa il Fondo Monetario Internazionale. [p]Dominique Strauss-Khan[/p] teme, infatti, una accelerazione dei prezzi al consumo il prossimo anno, non appena le cose potrebbero iniziare a migliorare. Tale ripresa dipenderà molto da quanto tempo impiegheranno le banche a ripulire i propri bilanci dagli ormai tristemente famosi asset tossici, operazione che, secondo il direttore dell’Fmi, starebbe procedendo a rilento. Il vero problema attualmente, non è solo la possibile futura corsa inflazionistica, quanto l’odierna possibilità di una deflazione.

Seppur il rischio deflazionistico sia marginale a causa alle politiche macroeconomiche di sostegno, alle rigidità nominali ed ai recenti rialzi di alcune commodities, esiste la seria possibilità che a metà anno i Paesi sperimentino un tasso d’inflazione negativo. In questo caso, Trichet e la Bce dovranno intraprendere nuove strategie per mantenere basso il costo del denaro. Come già proferito in altre occasioni dal numero uno della Bce e persino da [p]Mario Draghi[/p], torna prepotentemente l’espressione “occorrono misure non convenzionali” anche nel rapporto dell’Fmi. Il lemma evidenzia la necessità di costanti monitoraggi del sistema: molte azioni sono state sinora prese, ma altre nuove misure devono ancora esser attuate.

Oltre all’ingente importanza del ripulire dagli asset tossici i bilanci delle banche, è necessaria anche una ristrutturazione delle istituzioni più deboli, recita il report. Inoltre, i tassi sanciti dalla Bce devono continuare ad esser tenuti bassi ed il sistema finanziario deve continuare a disporre di una liquidità abbondante. In definitiva, ci troviamo in una fase intermedia della crisi, dove il peggio è passato, ma non bisogna abbassare la guardia proprio ora.

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