Usa, le elezione di midterm le conseguenze sugli investimenti

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di Finanza Operativa 23 Ottobre 2018 | 10:00

A cura di Larry V Adam, Chief Investment Strategist di Dws

Il 6 novembre negli Stati Uniti si terranno le elezioni di midterm. Secondo i sondaggi e i mercati predittivi l’esito sarà un governo diviso perché probabilmente i Democratici conquisteranno la Camera dei Rappresentanti ma non il Senato. Da allora a oggi i Repubblicani hanno attuato un programma legislativo di espansione economica e di sostegno ai mercati, dalla riforma delle imposte sui redditi delle persone fisiche e delle imprese all’aumento della spesa pubblica (prevalentemente in campo militare) e ad un’ampia deregolamentazione. L’approvazione di queste leggi ha fatto passare in secondo piano le perplessità suscitate dalle strategie commerciali, dall’assegnazione di cariche amministrative a persone gradite al presidente, dall’indagine sul consigliere Mueller e dal consenso popolare storicamente modesto verso Trump.

A pochi giorni dalla consultazione elettorale, i sondaggi d’opinione e i mercati predittivi indicano che la maggioranza repubblicana potrebbe avere i giorni contati. Per controllare la Camera o Senato i Democratici dovrebbero strappare agli avversari rispettivamente 24 e 2 seggi. Considerati l’analisi della popolazione e il numero di seggi della Camera attualmente in mano Repubblicana ma in bilico, secondo i calcoli della piattaforma PredictIc’è un 67% di probabilità che i Democratici conquistino la Camera dei Rappresentanti e solo un 18% che si aggiudichino anche il Senato. Se i Democratici conquistassero la Camera, ne risulterebbe un potere legislativo di “coabitazione” fra i due schieramenti. In questo caso, le conseguenze sull’economia e sui mercati sarebbero le seguenti:

Economia – Resteranno invariati il buon andamento e la solidità dell’economia statunitense (nel 2019 si prevede un incremento del PIL del 2,50%), in un contesto di fiducia dei consumatori e delle imprese ai massimi storici o quasi. Le riduzioni delle imposte non possono essere abrogate da un governo “in condominio” e la spesa pubblica potrebbe addirittura aumentare per approvare gli stanziamenti di bilancio considerati prioritari dai Repubblicani e anche dai Democratici. Da notare che il presidente mantiene il potere di attuare altre deregolamentazioni con propri provvedimenti legislativi e continuerà a decidere l’intensità e l’orientamento dei rapporti commerciali con l’estero. Nell’eventualità di una loro “vittoria totale”, possibile seppure improbabile, i Repubblicani potrebbero rendere permanenti le riduzioni delle imposte sulle persone fisiche.

Reddito fisso – Nei prossimi 12 mesi l’espansione economica e le ripetute strette monetarie della Federal Reservedovrebbero spingere al rialzo i rendimenti governativi a livello globale e l’emissione decennale del Tesoro statunitense dovrebbe raggiungere il 3,25%. Se la spesa pubblica farà aumentare il deficit di bilancio, la minore domanda da parte della Federal Reserveper via del ritiro di liquidità dal sistema potrebbe spingere ulteriormente al rialzo i rendimenti governativi.

Azioni – Storicamente la volatilità è sempre aumentata nel periodo precedente le elezioni midterm. Nei 12 mesi successivi alle ultime 19 elezioni la Borsa ha messo a segno rialzi mediamente pari al 15%. Tuttavia, considerato che nell’anno in corso il ribasso massimo è stato di appena l’11% (a febbraio), il rialzo complessivo dopo la tornata elettorale potrebbe essere meno consistente che in passato. Confermiamo la nostra previsione che l’indice S&P 500 raggiungerà quota 3.000 entro i prossimi 12 mesi. Le borse gradiscono i governi “in condominio”: con un presidente Repubblicano, una Camera democratica e un Senato repubblicano, l’indice S&P 500 ha messo a segno rialzi annui medi di circa il 13 per cento.

 
 

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