Pensioni, confronto tra i sistemi previdenziali alla luce delle dinamiche demografiche

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di Finanza Operativa 24 Ottobre 2018 | 13:30

Le complesse tematiche demografiche continuano a rappresentare una sfida per i sistemi pensionistici di tutto il mondo. La ricerca Melbourne Mercer Global Pension Index, giunta alla decima edizione, si pone l’obiettivo, attraverso il confronto, di suggerire best-practice internazionali, pur nella consapevolezza che ogni confronto diretto tra sistemi previdenziali può essere discutibile, poiché ogni sistema si è evoluto a partire dalle particolari circostanze economiche, sociali, culturali, politiche e storiche di quel Paese. L’Indice, per “sistema pensionistico”, intende la somma complessiva di previdenza pubblica, complementare e del risparmio previdenziale, anche attraverso strumenti assicurativi e di risparmio gestito. La sua premessa metodologica prende in considerazione i sistemi previdenziali in senso ampio, ovvero l’insieme degli strumenti che garantiscono la gestione finanziaria dell’uscita dalla vita lavorativa per i singoli. Il confronto tra i sistemi previdenziali viene condotto da 10 anni aggregando oltre 40 indicatori, con pesi relativi diversi, facenti capo a tre macro-aree: Adeguatezza, Sostenibilità e Integrità.

L’indicatore Adeguatezza comprende 11 item, tra i quali:

  • il livello delle prestazioni erogate per la media dei lavoratori;
  • la quota di risparmio individuale, mobiliare ed immobiliare;
  • la possibilità di intaccare il risparmio previdenziale prima della maturazione dei requisiti (come è possibile fare in Italia attraverso l’istituto dell’anticipo per il TFR o i fondi pensione).

La macro-area Sostenibilità annovera otto indicatori. I principali:

  • la percentuale di adesione a fondi di previdenza complementare e a fondi pensione – in decisa crescita in Italia anno dopo anno, ma ancora a partire da una scelta individuale;
  • aspetti demografici, quali il gap tra l’età pensionabile e l’aspettativa di vita, o la fertilità media;
  • alcune evidenze macroeconomiche quali aspettativa di crescita e debito pubblico.

La macro-area Integrità, infine, considera oltre 20 indicatori facenti capo a:

  • diversi elementi di normativa e Governance del rischio pensionistico;
  • il livello di fiducia che i cittadini di ogni paese hanno nel loro sistema.

Il valore dell’indice per ciascuno dei sistemi pensionistici presi in esame rappresenta la media ponderata di queste tre macro-aree; le ponderazioni utilizzate sono pari al 40% per la macro-area “Adeguatezza”, al 35% per la macroarea “Sostenibilità” e al 25% per la macro-area “Integrità”.

«L’Indice ha un approccio multipilastro – di ogni sistema previdenziale rendiconta cioè il “pilastro 0”, ovvero la previdenza minima garantita dallo Stato; il “pilastro 1”, ovvero la previdenza pubblica obbligatoria; il “pilastro 2”, ovvero la previdenza complementare collettiva; il “pilastro 3”, ovvero la previdenza complementare individuale e il “pilastro 4” ovvero i risparmi e altre entrate delle famiglie. L’Indice premia i sistemi-Paese che affiancano alla pensione pubblica un’elevata la partecipazione ai sistemi pensionistici integrativi (secondo e terzo pilastro), i sistemi a capitalizzazione, la diversificazione degli investimenti su scala globale; è fortemente influenzato dalle dinamiche del debito pubblico, dall’andamento demografico, della natalità e dalla partecipazione al mercato del lavoro» spiega Marco Valerio Morelli, Amministratore Delegato di Mercer Italia.

Sul podio salgono allora Paesi del Nord Europa – quest’anno vincitori risultano i Paesi Bassi e la Danimarca, con punteggi pari a 80.3 e 80.2 punti indice rispettivamente. La Finlandia è al terzo posto (74,5 punti indice), seguono l’Australia (72,6) e la Svezia (72,5).

Il profilo del sistema pensionistico ideale, tratteggiato dalla ricerca e che si rispecchia nei sistemi vincitori è quello in cui:

  • Il tasso di sostituzione della pensione è pari ad almeno il 65% al netto delle imposte rispetto al reddito medio;
  • Una quota pari ad almeno il 60% del risparmio pensionistico viene erogata sotto forma di rendita;
  • Almeno il 70% della popolazione in età lavorativa aderisce a piani pensionistici privati;
  • Il totale degli attivi raccolti dai fondi pensione per finanziare future passività pensionistiche
    è superiore al 100% del valore del PIL;
  • Il tasso di partecipazione alla forza lavoro dei senior (55-64 anni) è pari ad almeno il 70% tra i cittadini della fascia d’età;
  • è prevista una pensione minima che rappresenti una percentuale ragionevole rispetto allo stipendio medio della popolazione attiva;
  • i Fondi Pensione siano trasparenti nei confronti sia degli aderenti che della comunità finanziaria nel complesso.

L’Italia occupa quest’anno la ventisettesima posizione della classifica; è quattordicesima per Adeguatezza, diciannovesima per Integrità e trentaquattresima per Sostenibilità.

I punti di forza
La ricerca valorizza positivamente, per quanto riguarda la macro-area Adeguatezza, il livello medio delle pensioni erogate in Italia, così come – per la macro-area Integrità – la chiarezza delle informazioni agli aderenti e gli standard obbligatori di governance richiesti agli enti previdenziali.
In particolare, il punteggio fatto registrare dall’Italia per Adeguatezza (67,72 punti indice) la avvicina alla Svezia (67,6 punti) e supera il punteggio medio (61,1 punti indice). Vengono attribuiti valori elevati, anche pari al valore più alto della scala, al tasso di sostituzione medio, al mantenimento del valore reale dei benefici pensionistici rispetto all’inflazione ed alla possibilità di trasferire asset tra diversi fondi.
Anche nella macro-area Integrità al sistema italiano vengono assegnati punteggi pari a 10 decimi. Italia tra i primi della classe, quindi, per i requisiti di conformità richiesti ai Fondi e alle Casse rispetto ai profili dei propri decisori e per le informazioni fornite agli aderenti. Il punteggio italiano è pari a 74,5 punti indice, un valore che supera la media pari a 71,6. punti di debolezza
È la Sostenibilità di medio-lungo periodo l’area dove il sistema pensionistico italiano risulta più debole (con il valore più basso della scala, pari a 20,1, contro gli 81,8 punti della Danimarca, prima in classifica, ed i 52 punti indice medi) dove l’adesione a fondi pensione individuali è obbligatoria per tutti i lavoratori attivi.

Le ragioni sono da ricercarsi:
• nella ancora bassa adesione a piani pensionistici privati: un tasso effettivo del 28,9% della popolazione in età lavorativa (dato Covip, Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione, Relazione 2017), pur con disparità tra macro-regioni;
• nel conseguente basso livello di investimenti nelle pensioni private, pari solo al 7,7% del PIL (dato in costante incremento anno dopo anno – nel 2017, le risorse accumulate si sono incrementate di circa 11 miliardi di euro – ma distante dai valori di Australia (120,4%), Paesi Bassi (182,5%), Svizzera (147,8%) e Regno Unito (105,5%);
• nel contesto demografico caratterizzato dalla ancor limitata partecipazione alla forza lavoro dei lavoratori più senior (seppure la crescita del tasso di occupazione in questa fascia d’età sia tra i motivi della crescita di 2 punti indice tra l’edizione 2017 e 2018 della ricerca), dal tasso di anzianità della popolazione e dal tasso di fertilità inferiore a 1,5 figli per donna.

«L’ Italia, la Spagna e l’Austria ottengono buoni risultati in materia di Adeguatezza ma scarsi in termini di Sostenibilità futura, a motivo di una impostazione di base del sistema simile» argomenta Morelli. «Si tratta cioè di sistemi a ripartizione, in cui sono i contributi versati dai lavoratori attivi a pagare le pensioni di coloro che si sono ritirati dalla vita lavorativa, con peso preponderante della pensione erogata dallo Stato, esposti alle contrazioni del mercato del lavoro interno ed agli shock demografici». In un contesto con queste caratteristiche la bassa partecipazione alla forza lavoro dei lavoratori di età più matura – seppure in aumento nelle 5 edizioni in cui l’Italia ha preso parte al ranking – il livello di anzianità della popolazione ed il tasso di fertilità inferiore a 1,5 figli per donna, i dati aggregati da fonte internazionale (OCSE, OECD, Banca Mondiale, ILO et al), individuano per l’Italia altrettanti punti di attenzione.

«Le economie sviluppate sono da tempo consapevoli delle sfide demografiche che affrontano i loro sistemi pensionistici. Questa edizione della ricerca mostra sia come il sistema italiano abbia progressivamente aumentato la sicurezza della propria Sostenibilità futura (il valore è cresciuto da 13,4 a 20,1 punti-indice) mantenendo solide referenze sia sotto il profilo dell’Adeguatezza che dell’Integrità, sia che i governi di molti Paesi asiatici oggi riconoscono gli stessi trend emergenti nelle proprie popolazioni e stanno prendendo provvedimenti per affrontare il problema, rendendo i loro sistemi pensionistici più sostenibili a lungo termine» prosegue Morelli.

«A partire dai miglioramenti conseguiti, nella consapevolezza della specificità del sistema italiano rispetto ai sistemi scandinavi o di impronta anglosassone, ritengo che la ricerca sia utile a suggerire riflessioni più vaste che vanno nella direzione, da intraprendere con sempre maggiore efficacia, verso un approccio diversificato al sistema pensionistico. In un Paese in cui storicamente, per una vecchiaia serena, è sempre bastata la pensione pubblica oggi, in una prospettiva di medio-lungo periodo, è arrivato il momento di cercare un nuovo equilibrio, che è sia finanziario che culturale, e che prevede la diffusione della consapevolezza della necessità di una previdenza integrativa per garantire il benessere finanziario degli individui in età avanzata, in un mercato del lavoro del futuro che si prospetta molto diverso rispetto al passato. Potrebbe essere opportuno avviare quanto prima un ampio dibattito sulle finalità del sistema previdenziale di primo pilastro, sull’evoluzione del mercato del lavoro che è chiamato a sostenerlo, sulle modalità di ribilanciamento tra il primo ed il secondo pilastro e di finanziamento del primo pilastro in questa delicata fase di transizione, sull’ampliamento della partecipazione al secondo pilastro fin dall’ingresso nel mercato del lavoro» conclude Morelli.

Gli interventi suggeriti dalla ricerca MMGPI per l’Italia
Il MMGPI individua per ogni Paese partecipante possibili aree di riforma per garantire l’Adeguatezza dei benefici pensionistici erogati, la loro Sostenibilità e una migliorata fiducia nel sistema previdenziale. Rispetto all’Italia il Report suggerisce di:
• continuare ad aumentare la copertura del sistema pensionistico privato, sia in termini di partecipazione che di asset investiti a disposizione per pagare le prestazioni nel futuro, per garantire un elevato tasso di sostituzione tra reddito da lavoro e reddito da pensione;
• limitare l’accesso a benefit di natura previdenziale prima del pensionamento;
• continuare a fare crescere il tasso di partecipazione al mondo del lavoro della popolazione di tutte le età, ed ampliando la partecipazione in età matura;
• ridurre l’ammontare del debito pubblico, per il suo impatto diretto sul primo pilastro pensionistico.

L’indagine MMGPI è condotta da Mercer ed Australian Centre for Financial Studies (ACFS) e finanziata dal Governo dello Stato di Victoria (Australia). Un ulteriore supporto finanziario è stato fornito da un’istituzione finlandese (The Finnish Centre for Pensions).

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