Etf e small cap non sono incompatibili

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di Finanza Operativa 24 Ottobre 2018 | 12:30

A cura di Morningstar
La storia ci insegna che gli investitori azionari che puntano sulle società a piccola capitalizzazione e che sono in grado di mantenere la calma attraverso i momenti di turbolenza vengono assolutamente ricompensati. Prendendo gli ultimi 15 anni, un periodo che include tra le altre cose la crisi finanziaria del 2008, vediamo come l’indice Msci World Small Cap NR sia cresciuto del 309% contro il 212% dell’Msci World NR (in euro al 9 ottobre 2018). Questa sovraperformance, tuttavia, ha un rovescio della medaglia: il prezzo da pagare è una maggiore volatilità.
  Fonte: Morningstar Direct
Certo, qualcuno potrebbe dire, durante i rally di mercato le Pmi sovraperformano, ma in fasi di rallentamento si corrono grossi rischi. In realtà, anche durante periodi di contrazione non hanno fatto così male. Dall’inizio dell’anno, ad esempio, l’Msci Europe Small Cap NR ha balzato dello 0,75% contro il lo 0,84% dell’Msci Europe NR. Anche qui, questo non deve far dimenticare che la volatilità colpisce solitamente con più forza le small cap rispetto alle grandi aziende, perciò è fondamentale avere un orizzonte di lungo periodo.

I benefici, inoltre, riguardano anche il grado di diversificazione. La teoria finanziaria, infatti, ci dice che l’aggiunta di titoli small cap a un portafoglio azionario large cap ne migliori il profilo rischio-rendimento. Ciò è supportato da dati storici che mostrano che un portafoglio che combina piccola e grande capitalizzazione realizza nel lungo periodo rendimenti più elevati a un livello di rischio inferiore rispetto a un portafoglio equivalente formato solo da large cap.
Gestione passiva e small cap vanno a braccetto
L’opinione prevalente vuole che i manager attivi siano avvantaggiati in mercati meno efficienti e liquidi, dove la mancanza di informazioni può essere sfruttata, come appunto quelli relativi alle azioni di piccola taglia, e dovrebbero quindi essere preferiti ai gestori passivi.
Nella realtà, tuttavia, sul lungo periodo i gestori attivi hanno faticato a battere i loro rivali passivi in diverse categorie small cap. Come dimostrato dall’ultimo European Active/Passive Barometer di Morningstar (il report semestrale che misura le performance dei fondi attivi domiciliati nel Vecchio continente in rapporto agli strumenti passivi concorrenti nelle diverse categorie), negli ultimi 10 anni i replicanti della categoria Azionari Europa Small Cap hanno fatto meglio dei loro concorrenti gestiti attivamente nel 73% dei casi. La percentuale sale all’86% se si prende in considerazione i prodotti azionari Usa small cap.
L’offerta Etf
Performance del genere hanno aiutato non poco la popolarità degli Exchange traded fund che replicano indici azionari small & mid cap, strumenti che permettono di esporsi a un paniere diversificato di Pmi in un solo click. Gli investitori europei possono contare in questo senso su 43 Etf quotati domiciliati nel Vecchio continente, spaziando in 11 diverse categorie. La tabella sottostante mostra i primi dieci fondi in termini di patrimonio gestito. Tra questi, al momento, sono sei gli Etf coperti dalla ricerca qualitativa Morningstar. Spicca in particolare l’iShares MDAX® UCITS ETF, dedicato al mercato delle Pmi tedesche, l’unico a superare i due miliardi di euro di asset.

Il nodo liquidità
I periodi di altissima volatilità vissuti negli ultimi tre mesi hanno evidenziato il pericolo dei crolli intra-day nel livello di liquidità dei titoli scambiati in Borsa, tra cui ci sono anche gli Exchange traded fund. Ecco perché è fondamentale prendere in considerazione anche questo parametro (e non solo i costi) quando si confrontano diversi replicanti, soprattutto nell’universo delle small capClicca qui per leggere cos’è e come si misura la liquidità degli Etf.
“Se dovessi dare un consiglio su come fare trading con gli Etf meno liquidi, sarebbe di usare gli ordine limite”, spiega Ben Johnson, direttore globale della ricerca Etf di Morningstar, in una recente nota. “Quando c’è un forte divario tra domanda e offerta, piazzare un limit order (che limita il prezzo che si è disposti a pagare, cioè si decide di acquistare quando il prezzo di mercato eguaglia o supera un determinato valore, oppure di vendere quando il prezzo di mercato eguaglia o scende sotto un determinato valore) e attendere che il mercato si muova in questo senso può essere saggio”.

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