L’Italia, il debito pubblico e la realtà che vacilla

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di Finanza Operativa 24 Ottobre 2018 | 17:30

A cura di Aqa Capital
“Signori, benvenuti al Fight Club.
Prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club.
Seconda regola del Fight Club: non dovete parlare mai del Fight Club.
Terza regola del Fight Club: se qualcuno grida basta, si accascia, è spompato, fine del combattimento.
Quarta regola: si combatte solo due per volta.
Quinta regola: un combattimento alla volta, ragazzi.
Sesta regola: niente camicia, niente scarpe.
Settima regola: i combattimenti durano per tutto il tempo necessario.
Ottava ed ultima regola: se questa è la vostra prima sera al Fight Club… dovete combattere!”
“Le cose che possiedi, finiscono col possederti.”
Citazioni dal film: “Fight Club” di David Fincher.
Il protagonista è un uomo il cui vero nome non è mai pronunciato. Lavora come consulente nel ramo assicurativo di una importante casa automobilistica. Durante uno dei suoi viaggi di lavoro fa la conoscenza di Tyler Durden, e insieme danno vita al Fight Club, un circolo segreto i cui appartenenti, problematici, prendono parte a violenti combattimenti tra loro.
Tyler crea un gruppo sovversivo nel concepimento di un fantomatico “Progetto Mayhem” di stampo eco-terrorista.
Il protagonista, nel frattempo, scopre che Tyler non esiste, è solo il suo alter ego inventato dalla sua mente. Spaventato dalle conseguenze estreme derivanti dall’attuazione del Progetto Mayhem, lo denuncia alla polizia. Nel finale, dopo una colluttazione tra lui e il suo alter ego, il protagonista si spara, per stroncare la vita di entrambi, ma la ferita per lui non è mortale (essendosi sparato di striscio), così assiste al crollo dei dodici istituti di credito in cui erano state piazzate le bombe.
I politici italiani si sono inventati un alter ego da combattere: l’Europa, responsabile di limitarla nelle sue scelte di politica economica, nella sua crescita. Una battaglia che prosegue senza esclusione di colpi. E più l’Italia combatte l’Europa e più crea un danno a sè stessa. Più ineggia ai politici “sovranisti”, più rafforza le voci di quelli, come in Austria che, nonostante siano culturalmente vicini a questo governo (populisti o di destra) sono intransigenti nei confronti dei Paesi che non riducono il deficit e il debito.
L’Europa viene additata come nemico ma il vero nemico esiste da anni anche senza l’Europa. Si chiama debito pubblico o meglio oneri finanziari sul debito. Circa 66 miliardi con lo spread sotto controllo, il 3,9% del Pil. Ma con questi tassi rischia di salire ancora. I numeri sono numeri, indipendentemente dall’Europa.
Ma come in Fight Club è la realtà a vacillare. Quasi a dire che la prima regola del Fight Club è che il Fight Club non esiste. In Italia la prima regola sembra essere che il debito non esiste e non fa paura. E più si segue questa strada e più si va verso il fondo. Come il protagonista.
Un colpo dietro l’altro, con l’unico intento di autodistruggersi, Europa e Italia. Non importa che la narrazione dominante dice che lo spread lo decide l’Europa e non i mercati. Anche se con o senza Europa i numeri non tornano. Intanto l’Italia si ferisce da sola con il reddito di cittadinanza e la quota 100 per andare in pensione.
A farne maggiormente le spese sono le banche, al riparo, secondo Nomura fino a 400 punti base di spread; oltre sarebbe un disastro con piccole banche costrette a nuovi aumenti di capitale.
Moody’s ha tagliato il debito italiano. I mercati hanno festeggiato perchè, la banca Usa ha evitato il livello Junk, spazzatura. Si attende a breve il giudizio di Standard&Poor’s sul nostro Paese. I rumors parlano di una valutazione molto generosa, poichè solo un anno fa era arrivata la promozione del rating. Nessuno riesce a spiegare ai politici che con uno spread a questi livelli si mangia ogni beneficio della manovra. Il problema è che l’Italia non è la Grecia e le difficoltà sul debito avrebbero ripercussioni sulle Borse di tutto il mondo.
Ma non è un problema solo italiano, i Fight Club stanno nascendo in tutto il mondo in particolare in Usa. Donald Trump vuole mettere in soffitta lo storico accordo tra Reagan e Gorbaciov che sancì la fine della Guerra Fredda. Allora si viveva in un mondo culturalmente diviso in due ideologie predominanti. Oggi nonostante le ideologie siano tramontate si va nella direzione opposta, sempre raccontandosi qualcosa tra il fantastico e l’impalpabile.
Tra gli altri colpi di autolesionismo, oltre alla battaglia tra Trump e la Federal reserve, il presidente Usa risponde al forte stimolo fiscale annunciato in Cina con nuove promesse di tagli fiscali anche in Usa. Ora, il compito del gestore è quello di vedere oltre il fumo. Distinguere tra il reale e il faceto.
L’Italia ha i numeri per reagire con circa 104 mila euro di patrimonio procapite contro i 30 mila procapite di debito pubblico. Le finte battaglie per difendere Btp e spread non servono, bisogna intervenire con una manovra più saggia. Sul fronte equity meglio i titoli growth.

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