Meeting Bce: le aspettative degli esperti

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di Finanza Operativa 25 Ottobre 2018 | 12:01

A cura di Gero Jung, Chief Economist di Mirabaud Am
Non ci aspettiamo nessun annuncio rilevante di politica monetaria nel corso del meeting della Bce previsto per oggi. Il presidente, Mario Draghi, probabilmente si concentrerà più su aspetti tecnici relativi ai reinvestimenti del portafoglio della Bce, compresa una possibile ricalibrazione dei criteri di capital key dei singoli paesi utilizzati per l’acquisto di bond.
Inoltre, i commenti di Draghi verranno seguiti da vicino, in particolare qualora nelle proiezioni l’inflazione futura fosse definita ancora dalla BCE come “relativamente rigorosa” nei due anni a venire.
Gli ultimi dati sull’inflazione sono certamente deludenti sotto questo aspetto, con l’inflazione core che resta al di sotto dell’1% nel confronto su base annuale – durante i 10 mesi precedenti, l’inflazione core media si è attestata all’1,3%.  A differenza degli Stati Uniti, non ci aspettiamo che dalla crescita delle retribuzioni emergano pressioni sui prezzi, poiché il ciclo di ripresa dell’Eurozona è ancora in ritardo rispetto agli Stati Uniti. Nonostante la minore disoccupazione, la crescita dei salari nell’Eurozona resta modesta e continuiamo a ritenere che è improbabile la BCE cambi gli attuali tassi di riferimento prima del terzo trimestre del prossimo anno.
A cura di Adrian Hilton, gestore obbligazionario di Columbia Threadneedle Investments
È improbabile che la riunione della BCE di oggi sia una delle più cruciali dell’anno, ma dovrebbe fornire degli spunti utili per comprendere l’evoluzione dei rischi nelle prospettive economiche della Banca Centrale.
Il resoconto di Draghi circa una crescita al di sopra della tendenza e la graduale normalizzazione dell’inflazione in un contesto di limiti di capacità sempre più vincolanti, rimane intatta. Ma ci sono nubi all’orizzonte: l’attività quest’anno – soprattutto quando dipendente dalla domanda estera – è stata deludente, mentre l’inflazione core ha faticato a superare l’1%. Nel frattempo, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina continuano ad aumentare e l’allargamento degli spread dei titoli italiani (rispetto ai rendimenti “core”) presenta un rischio di contagio per le banche nazionali e anche più in generale. Siamo in attesa di vedere se la BCE rimane fiduciosa abbastanza da continuare a descrivere i rischi per la crescita come “equilibrati”.
Di interesse tecnico, il Consiglio Direttivo potrebbe fornire ulteriori dettagli sui suoi piani per reinvestire i proventi delle attività in scadenza acquistate nell’ambito del quantitative easing. In particolare, se acconsentiranno ad una certa flessibilità per estendere la durata degli acquisti al fine di arginare l’aumento dei rendimenti a lungo termine, se necessario.

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