Pmi Flash di ottobre, un’ombra sul ciclo Europeo: nuovi minimi per l’equity

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di Finanza Operativa 25 Ottobre 2018 | 09:30

A cura di Giuseppe Sersale, Anthilia Sgr
Dai PMI flash Eurozone di Ottobre una doccia scozzese per le aspettative di crescita europee. La reazione di Wall Street martedì sera al cospetto dei minimi era stata da manuale: minimo nella prima parte di seduta e forte recupero finale, a chiudere non troppo distante dalla parità. Certo, per la conferma della positività del test serviva un follow through ieri, ma non sembra sia aria. In ogni caso l’area 2700-710 di S&P 500 resta l’argine, sotto il quale si riapre lo scenario ribassista con target 2600 (un altro 3/4%)
Non che la seduta asiatica si sia fatta incantare granchè dal recupero Usa. Tokyo aveva messo a segno un rimbalzo modesto, nonostante il buon PMI flash manifatturiero (53.1 da 52.5 di settembre). Il report ha mostrato un rimbalzo di tutti i principali indicatori (output, new order ed employment growth) nonchè il ritorno alla crescita dei new export orders.
Marginale recupero anche per le “A” shares, dopo la correzione di martedì. Meno in forma le “H” shares, con Hong Kong in moderato calo. In ordine sparso le altre principali piazze, comprese tra il -0.4% di Seul e il + 0.7% di Mumbai.
L’apertura europea ieri ha tentato di capitalizzare il rimbalzo USA, ma a gravare sul sentiment sono rapidamente intervenuti PMI Flash Eurozone di ottobre. Le dolenti note partono direttamente con il dato Composite Eurozone, terminato ai minimi da oltre 2 anni (52.7 da prec 54.1 e vs attese per 53.9). Il dato sul manifatturiero ha perso ulteriore terreno (52.1 da prec 53.2 e vs attese per 53) segnando i minimi da 26 mesi. La novità è la massiccia correzione del settore servizi, che fin qui aveva tenuto meglio. Il calo (a 53.3 da 54.7 e vs attese per 54.5) lo colloca ai minimi da 26 mesi. Il sottoindice attese è calato ai minimi da 4 anni, con il dato relativo al manifatturiero ai minimi da 6. Se il calo del canale estero continua ad essere la principale causa di questo rallentamento, l’accelerazione al ribasso è dovuta al marcato estendersi della debolezza al settore servizi.
Da punto di vista geografico, come al solito in sede flash i dettagli sono limitati, ma comunque, in questa occasione, eloquenti. Per quanto riguarda il manifatturiero, il rallentamento è omogeneo in Germania e Francia (rispettivamente -1.4 a 53.7 e -1.3 a 52.5), mentre sul fronte servizi abbiamo un miglioramento in Francia (a 55.6 da 54.8 e vs attese per 54.7) e una brusca frenata in Germania (53.6 da 55.9 e vs attese per 55.5). Il risultato è che in francia il Composite tiene (54.3 da 54) mentre in Germania cala marcatamente (a 52.7 da 55) al minimo da ben 41 mesi.
Sulla restante porzione di Eurozone, Markit commenta che “la crescita si è indebolita, segnando i ritmi più deboli da novembre 2013, ed indicando un calo in entrambi i settori ma soprattutto nel settore terziario” (ovvero i servizi). Il commento finale dell’Economista Markit Chris Williamson, è che i dati sono coerenti con una crescita del GDP allo 0.3% nel quarto trimestre, ma “gli indici che solitamente anticipano le tendenze…suggeriscono nel corso dei prossimi mesi un ulteriore possibile raffreddamento dello slancio di crescita”.
Il confronto del dato Composite Eurozone con i dati francese e tedesco, attribuisce al resto d’Europa un calo da 1.5 punti in su. L’Italia, come terza economia europea, risulta assai rappresentata in questa rimanenza. A settembre il PMI composite Italiano era a 52.3 e quello manifatturiero a 50.0: un calo di un paio di punti (più che ipotizzabile visto anche l’impatto della recente turbolenza sui mercati) porterebbe l’attività economica a livello di stallo, e quella manifatturiera in contrazione. Un quadro decisamente poco attraente sia per le indicazioni che fornisce sul trend macro, sia per la credibilità residua delle proiezioni indicate nella manovra per il 2019.
Si è parlato, per giustificare il flop, di un impatto transitorio delle difficoltà del settore auto con lee nuove normative anti inquinamento. Plausibile, in particolare riguardo il manifatturiero tedesco. Ma difficile attribuirvi in toto le difficoltà del settore servizi europeo.
In generale, un brusco risveglio per un consenso che vedeva una certa resilience nell’economia Eurozone (sottoscritto compreso) e un dato che renderà complesso a Draghi oggi mantenere i toni ottimisti delle ultime conference. L’IFO tedesco, un indice a campione più largo e come tale meno volatile, domani potrà eventualmente chiarire un po’ il quadro, per lo meno per la Germania.
Con queste premesse, sorprende poco che il rimbalzo europeo si sia sgonfiato, e che il settore bancario europeo (penalizzato anche dalla cattiva ricezione dei risultati di DB) abbia accumulato altre perdite. I titoli di statoi italiani hanno mantenuto un certo aplomb in mattinata, tenendo dietro a un bund inevitabilmente sorretto dalle news. Significativa, da subuto, la reazione dell’€.
Detto ciò, complice una sostanziale tenuta dei future sull’azionario USA, ed eventualmente la debolezza dell’€, gli indici continentali hanno intrapreso un rimbalzo a metà giornata, che ha visto l’Eurostoxx superare il punto percentuale di recupero. E’ stato un fuoco di paglia, e quando Wall Street ha mostrato l’intenzione di dare un altro assaggio ai minimi, il movimento è più che rientrato, le banche europee hanno accumulato perdite copiose, l’€ ha rotto la soglia psicologica di 1.14, e anche la carta italiana ha rivisto la comparsa di venditori, con lo spread in ulteriore moderato rialzo rispetto a ieri.
Sul fronte macro, dati misti in US:
** I PMI flash, meno seguiti degli ISM in uscita a fine mese, hanno mostrato stabilità del manifatturiero (55.9 da 55.6 e vs attese per 55.3) e accelerazione nei servizi( 54.7 da 53.5 e vs attese per 54). Il dato composite mostra accelerazione a sua volta (54.8 da 53.9). I citati ISM collocano comunque l’attività su livelli superiori.
** Le vendite di case nuove invece hanno marcatamente rallentato a settembre (-5.5% e i 3 mesi precedenti hanno visto importanti revisioni che collocano l’attività su livelli modesti. Apparentemente, dobbiamo prendere atto che l’immobiliare USA sta rallentando, eventualmente un primo segnale del rialzo dei tassi, e quindi il suo contributo al ciclo sarà mediocre in questa fase. Si tratta del primo segnale dubbio da parte dell’economia USA in mesi, e il mercato ne ha forse preso atto con lo storno odierno, anche se è presto per allarmarsi.
La chiusura europea porta in dote i nuovi minimi relativi per Eurostoxx, Dax, Piazza Affari, e Eurostoxx banks (in questo casa da 24 mesi). Pesante al momento anche Wall Street, al nuovo test di 2700 punti di S&P 500.
In assenza di un recupero finale, l’S&P 500 ha messo a segno la sesta seduta a fila di calo, e la tredicesima su 15. Dovesse anche negare il test di ieri, solitamente, con questo tipo di statistiche è tardi per mettersi a vendere (di solito eventuali ulteriori perdite vengono recuperate col successivo rimbalzo). Discorso analogo per l’Eurostoxx, che condivide più o meno il record, e si trova su livelli assai più sacrificati in relativo. Detto questo, è inevitabile concludere che la debolezza europea riflette in parte un rallentamento dell’attività economica superiore alle attese nel quarto trimestre.

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