Il bond difende ancora?

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di Finanza Operativa 26 Ottobre 2018 | 12:30

A cura di Marco Caprotti, Morningstar
Non ci sono più i porti sicuri di una volta. Con la trasformazione dei mercati globali, anche quelli che un tempo venivano considerati asset a prova di bomba dove parcheggiare gli investimenti in attesa che passassero le fasi di volatilità stanno perdendo il loro status.
Un esempio è l’oro, considerato l’investimento safe haven per eccellenza che, secondo molti investitori, potrebbe essere soppiantato dal Bitcoin. Una tesi, questa che non convince gli analisti di Morningstar (leggi qui perché la criptovaluta non prenderà il posto del metallo giallo).
Le debolezze del Treasury
Un altro esempio è il Tbond. Il Treasury è considerato un porto sicuro grazie soprattutto alla fiducia del mercato nella solidità delle finanze pubbliche Usa e al fatto di essere denominato in dollari, la riserva valutaria per eccellenza. “Ci sono buone ragioni per pensare che questa situazione, prima o poi possa cambiare”, spiega David Brenchley, analista di Morningstar. “Prima: Il debito Usa sta crescendo, anche a causa dei tagli alle tasse delle imprese decise dall’amministrazione Trump e all’aumento della spesa pubblica”. In base ad alcune previsioni alla fine della seconda metà del 2018, gli Stati Uniti avranno emesso 769 miliardi di dollari di obbligazioni. “Un livello che non si vedeva dal secondo semestre del 2008 e da molti considerato un azzardo, alla luce dei minori acquisti di bond che ha in programma la Federal Reserve (la più grande acquirente di Treasury) e del minor interesse dimostrato dagli investitori istituzionali per questo asset”, dice l’analista.
La seconda questione riguarda il dollaro. “Alcuni credono che il dollaro nei prossimi anni perderà la sua posizione privilegiata a causa soprattutto della maggiore egemonia economica della Cina”, spiega Brenchley. “Se dovesse accadere lo yuan potrebbe prendere il posto del biglietto verde”.
Il bond scricchiola?
Le obbligazioni sono ancora un valido strumento per diversificare. “Da inizio anno stiamo vedendo che la correlazione inversa fra bond e azioni non funziona più così bene”, dice l’analista. “Prima, quando sui mercati azionari c’era una correzione, gli investitori potevano contare sulla parte in reddito fisso del loro portafoglio per limitare i danni, visto che i bond tendevano ad apprezzarsi quando le azioni perdevano valore”. Per restare al Tbond, quando all’inizio del 2018 l’indice S&P500 ha perso il 10,2%, il decennale è sceso dell’1,5%.
Andamento Tbond decennale
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Fonte: Morningstar Direct
Uno sguardo più allargato mostra comunque come, dopo un periodo in cui i diversi asset di investimento hanno sensibilmente aumentato il grado di correlazione tra loro, sia tornata una situazione di normalità (leggi qui).
Gli asset considerati sicuri, in ogni caso, ci metteranno un po’ di tempo a perdere le loro virtù. “Questi sono sviluppi di lungo periodo”, dice l’analista. “Se il prossimo crollo dei mercati, come qualcuno crede, avverrà nel giro di qualche anno, è probabile che gli investitori vadano a rifugiarsi nei classici porti sicuri. Tuttavia chi vuole pianificare con una visione di lungo periodo deve riesaminare il ruolo dei safe haven nel portafoglio e chiedersi se quegli asset continueranno a funzionare con efficacia”.
Dove guardare
Ma dove conviene guardare per proteggersi col reddito fisso? Per un investitore europeo la scelta più logica resta quella di andare in Germania con il Bund. “Più in generale bisogna orientarsi su tutte quelle emissioni dei paesi con finanze pubbliche solide”, dice l’analista. In questo senso possono funzionare i bond della Svizzera della Danimarca e di Singapore. “Bisogna però considerare che si tratta di  mercati piccoli che presentano qualche rischio dal punto di vista dei movimenti delle valute”.
Un altro approdo potrebbe essere la Cina. “Se lo yuan rimpiazzerà veramente il dollaro, allora i bond del paese asiatico potrebbero avere un ruolo importante in portafoglio” dice l’analista. “Il problema in questo caso riguarda l’accessibilità e la fiducia che si ha sulla reale solidità delle finanze cinesi”.

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