Enti pubblici, continua lo scandalo derivati

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Avatar di Fabio Coco 11 Giugno 2009 | 10:20
Ben 24 indagini avviate dalla Guardia di Finanza in solo un anno e mezzo sui derivati sottoscritti dagli enti pubblici a fini di copertura, ma in realtà utilizzati per scopi speculativi. I casi più eclatanti coinvolgono banche estere ed il Comune di Milano, nonché le Poste Italiane.

Continuano le indagini sui derivati, dal 2008 ad oggi, 24 sono state le indagini condotte dalla Guardia di Finanza sulle possibili ipotesi di truffa, appropriazione indebita e falso riguardanti 41 Comuni italiani, 2 Regioni ed una Provincia, riporta Finanza & Mercati. Nella seconda metà del 2008, nei giorni scorsi Bankitalia aveva sottolineato come per il mercato domestico dei derivati finanziari OTC, vi fosse stata una contrazione dell’8,4%. A fine 2008, infatti, il valore nozionale dei contratti derivati era sceso a 9,98 miliardi di dollari contro i 10,89 miliardi del primo semestre 2008.

Mario Baldassarri, presidente della commissione Finanze del Senato, ha dichiarato a proposito dei derivati, che si tratta di ”vere e proprie operazioni di truffa, molte delle quali condotte da banche straniere”. ”La truffa consiste nel fatto che queste operazioni avrebbero dovuto avere un esito a saldo zero per gli enti pubblici, che invece spesso si ritrovano con un saldo negativo a loro carico” ha aggiunto Baldassarri.

La Guardia di Finanza ha evidenziato ieri come l’indagine sui derivati concerna il 25% dell’intero mercato, si parla di operazioni complessive per un valore nozionale di 9,11 miliardi. L’indagine si concentra sui derivati esotici o strutturati, che, secondo la GdF, hanno trasformato quelli che sono strumenti di copertura in prodotti altamente speculativi che espongono a grosse perdite. In gioco, tra le varie amministrazioni, anche il Comune di Milano e Cassino, Banca Popolare di Lodi e persino le Poste Italiane.

A far più scalpore certamente, il Comune di Milano, caso in cui sono coinvolte alcune banche inglesi. Il Comune, infatti, ha stipulato contratti derivati a copertura del rischio di tasso su un’obbligazione a 30 anni. Il generale Giuseppe Vicanolo, capo del terzo reparto delle operazioni del Comando generale della Guardia di Finanza, ha spiegato come l’illecito commesso dalle banche coinvolte straniere, che non hanno poi nemmeno fornito un’adeguata informazione finanziaria, costituisca un reato anche per la legislazione del loro Paese, “avendo operato come se il comune fosse un operatore professionale e per giunta senza darne comunicazione all’interessato”. L’accusa è quello non si limita alla truffa, ma arriva anche all’appropriazione indebita, al falso ed al danno erariale. L’impressione è che gli enti locali abbiano sottoscritto derivati senza nemmeno sapere quali rischi erano associati a questi strumenti.

“Infatti, al fine di posticipare la data di rimborso dei finanziamenti originari ed evitare l’immediata iscrizione in bilancio di una perdita certa, gli enti locali hanno proceduto alla rinegoziazione di vecchi contratti di finanziamento, accompagnandoli con la stipula di swap a condizioni già in partenza penalizzanti, solo parzialmente compensate dall’ottenimento di un up front abbastanza modesto”, ha affermato Vicanolo.

Di spicco anche il caso delle Poste Italiane. In questo caso la GdF ha parlato di un “uso improprio del portafoglio aziendale di ben 540 contratti di derivati ad alto rischio, acquisiti per finalità speculative estranee all’oggetto sociale”. Tra il 1999 ed il 2004, difatti, i direttori finanziari della società avevano sottoscritto con banche estere centinaia di swap a fini di copertura dei rischi, ma in realtà si trattava di strumenti puramente speculativi. Al termine delle indagini, la GdF ha stimato un danno erariale attorno agli 80 milioni di euro; la Procura Regionale della Corte dei Conti ha apero un’istruttoria al riguardo.

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