Le banche centrali asiatiche e la Fed

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di Finanza Operativa 2 Ottobre 2018 | 17:30

A cura di Tuan Huynh CIO APAC and Head of WD APAC Deutsche Bank Wealth Management
L’Indonesia e le Filippine imitano la Federal Reserve Due banche centrali asiatiche hanno immediatamente seguito l’esempio della Federal Reserve, che il 26 settembre ha aumentato il tasso d’interesse di 25 punti base. Infatti il 27 settembre la banca centrale indonesiana (BI) ha annunciato il rialzo di 25 punti base del tasso di riferimento, portandolo al 5,75%. Quest’aumento è stato il quinto deciso quest’anno dalla BI.
Complessivamente negli ultimi quattro mesi la BI ha aumentato il tasso d’interesse di 150 punti base, distinguendosi come una delle banche centrali asiatiche più rigoriste. Il 27 settembre anche la BSP, ossia la banca centrale filippina, per quarta volta nel 2018 ha annunciato l’intenzione di aumentare di 50 punti base il tasso d’interesse, portandolo al 4,50%. Da inizio anno a oggi la rupia indonesiana (IDR) e il peso filippino si sono distinte tra le valute asiatiche più deboli, perdendo rispettivamente il 10% e l’8,30% contro il dollaro.
Questo ampio deprezzamento delle rispettive monete, e i fondamentali economici relativamente deboli in confronto a quelli di altri Paesi asiatici, hanno indotto l’Indonesia e le Filippine ad aumentare i tassi d’interesse. Il primo elemento di questi fondamentali sono gli ampi deficit delle partite correnti, pari a -2% del PIL per l’Indonesia ed a -0,80% del PIL per le Filippine, mentre in Malesia, Singapore e Tailandia le partite correnti sono in attivo. Il secondo fattore sono i pesanti debiti esteri dei due Paesi, che li rendono vulnerabili all’apprezzamento del dollaro. Infine, in entrambi i Paesi l’inflazione corre più rapidamente che nel resto della regione.
La pressione sulle valute asiatiche potrebbe attenuarsi A nostro avviso, nell’immediato futuro le decisioni delle banche centrali asiatiche in materia di tassi d’interesse dipenderanno principalmente dai seguenti fattori: 1) l’andamento rialzista del dollaro, alimentato dalle ripetute strette monetarie decise dalla Federal Reserve; 2) l’eventuale permanenza del prezzo del greggio su livelli elevati, che nuocerebbe ai paesi asiatici importatori netti di petrolio come l’Indonesia e l’India, e 3) gli sviluppi della controversia commerciale tra Stati Uniti e Cina.
Nello scenario che consideriamo più probabile, nel 4° trimestre le pressioni sulle valute dei Paesi emergenti asiatici potrebbero attenuarsi rispetto ai primi tre: infatti prevediamo solo modesti apprezzamenti del dollaro e crediamo che le tensioni tra Stati Uniti e Cina si allenteranno dopo le elezioni statunitensi di medio termine nel prossimo novembre.
A nostro avviso anche l’economia cinese e lo yuan potrebbero stabilizzarsi, contribuendo a un atteggiamento più ottimista degli operatori verso le valute dei Paesi emergenti asiatici. Passando alla Cina, riteniamo che gli allentamenti di bilancio e monetari decisi dal governo favoriranno una decelerazione graduale della sua economia. Probabilmente già dal 4° trimestre di quest’anno noteremo qualche segnale di miglioramento dei dati macroeconomici cinesi, in particolare grazie ai maggiori investimenti in infrastrutture.

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