Le “vittorie di Pirro” della politica italiana…

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di Finanza Operativa 3 Ottobre 2018 | 12:00

A cura di Indosuez Wealth Management
Le famose battaglie di Eraclea (280 a.C) e di Ascoli Satriano (279 a.C) sancirono la temporanea vittoria di re Pirro dell’Epiro nei confronti dell’esercito romano. Nonostante l’esito vittorioso, le perdite in termini di uomini furono tali da indebolire in maniera irreparabile la compagine militare epirota aprendo alla vittoria definitiva dell’esercito romano che ottenne il controllo della Magna Grecia: “Un’altra vittoria così e sarò perduto!”.
L’immagine festante dei membri del Governo dal balcone di Palazzo Chigi rimarrà sicuramente l’emblema di questa nuova fase politica. Giovedì 27 settembre l’accordo sul testo della Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza, segna indubbiamente lo spartiacque tra gli slogan dei mesi precedenti e il primo decisivo atto politico di una certa rilevanza.
La manovra dovrebbe ammontare a circa 30 miliardi di euro ed include tutti i principali punti del contratto di governo. Cancellazione degli aumenti dell’IVA previsti per il 2019, reddito e pensione di cittadinanza, riforma dei centri per l’impiego, riforma della normativa pensionistica, flat tax tramite l’innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato di imposizione sulle piccole imprese, professionisti ed artigiani, rilancio degli investimenti pubblici per mezzo di incremento di risorse, per citare le principali voci della manovra. I dettagli ovviamente non sono ancora stati resi noti, anche se il Ministro dell’Economia Giovanni Tria è intervenuto cercando di spiegare meglio non solo la sua posizione ma anche i contenuti maggiormente tecnici e di impatto per gli investitori.
La comunicazione in questa fase risulta essere elemento fondamentale per far meglio comprendere lo stato dell’arte di una manovra che rischia di ingenerare un rialzo dei rendimenti dei Titoli di Stato e il famigerato allargamento dello spread.
Dalle dichiarazioni rese risulta evidente che la contrattazione, nelle concitate riunioni precedenti l’annuncio, è stata indubbiamente non semplice. Il Ministro Tria ha fatto riferimento ad una dialettica vivace tra i “Ministri di spesa”, desiderosi di realizzare il loro programma politico, e il Ministro del Tesoro: “non avviare le riforme avrebbe finito per creare una prospettiva disastrosa con bassa crescita, alta disoccupazione, difficoltà a conciliare la riduzione del debito con la stabilità sociale”. Questa situazione generale sarebbe quindi stata aggravata da una nuova instabilità politica causata da un conflitto sulla manovra di bilancio.
In effetti da un punto di vista meramente di mercato, se da un lato abbiamo registrato un allargamento del differenziale di rendimento con il Bund tedesco, dall’altra parte gli investitori sembrano voler attendere maggiori dettagli prima di agire in maniera definitiva. Il differenziale di rendimento dei Btp a 2 anni e a 10 anni è rimasto sostanzialmente stabile intorno ai 200 punti base. Questo ad indicare una sorta di sospensione sul giudizio finale. Nei tempi bui del 2011 e durante la complicata fase della formazione dell’attuale Governo il differenziale in questione aveva stretto molto, raggiungendo addirittura lo zero ad indicare una totale avversione, anche per le scadenze brevi, rispetto ad un ipotetico investimento in titoli italiani. Come evidenziano diversi commenti autorevoli degli ultimi giorni, il mercato è in attesa di comprendere i dettagli operativi della manovra e il tipo di interlocuzione che il Governo vorrà impostare con le autorità europee.
Sul secondo punto il Ministro Tria ha voluto subito chiarire che il testo approvato non si deve interpretare minimamente come una sfida all’Europa. L’effettivo divario tra quanto richiesto e quanto deliberato è da ascriversi ad una semplice non coincidenza di valutazioni, tra il Governo italiano e le Istituzioni comunitarie, sul modus operandi caratterizzante questa fase di ciclo economico restrittivo.
L’equilibrio e il pareggio di bilancio rimangono due capisaldi del programma di governo anche se il raggiungimento dell’obiettivo è stato procrastinato nel tempo al fine di rilanciare la crescita, ha assicurato Tria. Vedremo nei prossimi giorni quanto le parole del Ministro saranno apprezzate dai partner europei, considerando le imminenti riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin.
Per quanto riguarda i dettagli della manovra il compito ovviamente risulta decisamente più complesso. Come ormai noto il rapporto deficit/Pil è stato innalzato al 2,4% per i prossimi tre anni e questo ha indubbiamente preoccupato il mercato che si attendeva una manovra che aumentasse si il rapporto, ma in un intorno del 2%. Le rassicurazioni del Ministro hanno prima di tutto riguardato la presenza di una drastica spending review tale da permettere l’implementazione di forti stimoli alla crescita. Proprio sui numeri di crescita previsti si apre un dibatto importante, incentrato soprattutto sulla distanza tra i numeri di crescita precedenti e quelli previsti dalla Nota al Def. Per quanto Tria abbia argomentato facendo riferimento ad un aumento consistente degli investimenti pubblici che dovrebbero sommare a circa 15 miliardi addizionali nel 2021 tali da rappresentare tutta la quota di deficit superiore al 2%, lo snellimento delle procedure per dare esecuzione agli investimenti stessi e l’adozione di nuovi strumenti operativi di progettazione e valutazione sono apparsi elementi troppo poco specifici per risolvere il problema della mancata spesa per investimenti degli ultimi anni. Raggiungere l’1,6% di crescita del Pil per il 2019 e l’1,7% per il 2020 partendo da un limitato 0,9% rivisto per l’anno prossimo, sembra decisamente un risultato molto difficile da raggiungere, soprattutto se consideriamo che tale manovra dovrebbe ingenerare una crescita tale da ridurre di un punto percentuale, per tre anni, il peso del debito pubblico.
Tali maggiori spese per investimento non dovranno prevedere un ulteriore aumento del deficit, grazie alle nuove clausole di salvaguardia sulle entrate. Negli ultimi anni i meccanismi previsti in caso di maggior deficit prevedevano il ricorso ad aumenti automatici dell’IVA, prontamente “disinnescati” dai governi con ricorso a maggior deficit e quindi debito. Inoltre la minaccia di tali futuri aumenti fiscali, secondo quanto sostenuto dal Ministro, limitava la capacità di spesa dei cittadini, spaventati dalla possibile riduzione del reddito disponibile nell’immediato futuro, ingenerando un effetto negativo sulla crescita. Il nuovo meccanismo si applicherà quindi sul lato della spesa. In caso di parziale o mancata crescita, la clausola di salvaguardia comporterà la revisione della spesa per investimenti in modo tale che l’obiettivo di deficit non possa essere superato. Certamente tale meccanismo, qualora funzionasse, potrebbe garantire il rispetto degli impegni presi, ma resta il fatto che sette decimali di crescita del Pil non sono sicuramente un risultato semplice da raggiungere pur contando sugli investimenti privati che la manovra cercherà di favorire grazie all’introduzione della flat tax su piccole imprese, professionisti ed artigiani.
Gli stimoli fiscali e il programma di investimenti sembrano assolutamente ridimensionati rispetto ad una manovra incentrata su pesanti misure di spesa come l’abolizione della Riforma Fornero o il reddito e pensione di cittadinanza. Le rassicurazioni del Ministro Tria su tali punti sembrano essere meno incisive e soprattutto gli intenti di stabilizzazione sociale, di politica attiva del lavoro e lotta ai redditi nascosti per evitare che non aventi diritto si avvantaggino di tali sussidi, sembrano obiettivi teorici di difficile attuazione che stridono con la concretezza dei costi iscritti a bilancio, quelli si numerabili e ineluttabili.

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