Elezioni Usa di Mid-term: le ripercussioni in base al voto

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di Finanza Operativa 2 Novembre 2018 | 10:30

A cura di Paresh Upadhyaya, Director of currency strategy, US portfolio manager Amundi
Sulla base dei fondamentali politici, il contesto è più favorevole a una riconquista della Camera dei Rappresentanti da parte dei Democratici. Attualmente, i Repubblicani controllano l’intero Congresso: alla Camera hanno 237 seggi rispetto ai 193 del partito Democratico – a cui si aggiungono 5 seggi vacanti -, mentre al Senato la maggioranza è più risicata, 51 contro 49 seggi. I Democratici dovranno conquistare 23 seggi alla Camera e 2 al Senato per assumerne il controllo. Ci sono maggiori possibilità che la Camera passi ai Democratici rispetto al Senato, perché ci sono molte più circoscrizioni elettorali con una debole maggioranza repubblicana che non il contrario. Nel 2016, 23 distretti hanno votato per il candidato repubblicano alla Camera dei Rappresentanti e per il Segretario di Stato Hillary Clinton, contro solo 7 distretti che hanno votato per il candidato democratico alla Camera dei rappresentanti e per Trump. In Senato i Democratici sono invece evidentemente sulla difensiva, in quanto dovranno difendere 26 seggi sui 35 in lizza. Inoltre, i Democratici che si presenteranno negli Stati a maggioranza repubblicana cercheranno di vincere le elezioni negli Stati in cui il margine di vittoria per Donald Trump è stato pari o superiore al 20% (Missouri, Indiana, Montana, North Dakota e West Virginia).
 
Lo scenario di base più probabile secondo le società di scommesse è quello di un Congresso diviso. Al 21 settembre risultava una probabilità del 71% di una Camera dei Rappresentanti democratica e una probabilità sempre del 71% di un Senato repubblicano. In questo scenario, si confgurano due possibili percorsi:
– in quello più ottimistico, Trump potrebbe trovare un terreno d’intesa con la Camera dei Rappresentanti controllata dai Democratici. Il limite al bilancio pubblico potrebbe essere aumentato. Si potrebbe anche sperare in un aumento modesto delle spese per le infrastrutture nell’ordine di 200 miliardi di dollari. Potrebbero essere anche varate delle misure in materia di riforma della giustizia penale, congedo parentale retribuito, sostenuto da Jared Kushner e Ivanka Trump, e misure per rispondere ad alcune problematiche di sanità pubblica, soprattutto aumentando i fnanziamenti per la lotta contro gli oppiacei.
– in quello meno ottimistico, il programma legislativo di Trump potrebbe essere bloccato, potrebbero essere condotte inchieste aggressive su Trump e sulle persone a lui più vicine, con la prospettiva fnale di un impeachment. Una tale ipotesi affosserebbe qualsiasi possibilità di trovare un terreno d’intesa comune.
Quale, tra le due ipotesi, possa prevalere dipenderà da molti fattori, tra cui l’ampiezza della eventuale maggioranza raggiunta dai Democratici, il risultato dell’inchiesta Mueller e le richieste dell’estrema sinistra della base democratica. Attualmente, con i sondaggi che indicano un Congresso diviso, c’è una tendenza verso l’evoluzione meno ottimistica dello scenario base.
Status Quo: Camera dei Rappresentanti e Senato ai Repubblicani In questo scenario di status quo, i Repubblicani tenteranno di fare adottare una nuova serie di riforme fscali (TCJA 2.0). Il successo in questo campo sembra più probabile rispetto all’abrogazione e alla sostituzione dell’Obamacare. Tuttavia, potrebbe accadere che lo scarto dei voti in Senato rimanga esiguo. Inoltre, i Repubblicani cercheranno probabilmente di aumentare le spese per la sicurezza delle frontiere, in particolare per la costruzione di un muro lungo la frontiera tra Stati Uniti e Messico e per il reclutamento di nuovi agenti di dogana e di immigrazione. Ci sono anche delle proposte per riformare il welfare e per introdurre requisiti più rigorosi sul lavoro per chi percepisce dei sussidi. Inoltre potrebbero esserci delle modifche alla tassazione delle plusvalenze con indicizzazione all’inflazione.
Ribaltamento totale: Camera dei Rappresentanti e Senato ai Democratici Si tratta dello scenario probabilmente più sottostimato. Il mercato attribuisce una probabilità solamente del 29% alla conquista del Senato da parte dei Democratici, ma tale probabilità potrebbe essere più vicina al 40%. La storia ci insegna che in caso di esito elettorale molto favorevole ad un partito in uno dei due rami del Congresso (cosiddetta “wave election”), Senato e Camera spesso cambiano di campo insieme. Dal 1952, ogni volta che la Camera dei Rappresentanti ha cambiato di campo (5 volte), lo stesso è successo al Senato, con un’unica eccezione nel 2010. Visto il gran numero di Stati a maggioranza repubblicana con rappresentanti Democratici, ci sono pochi margini di errore per i Democratici. In questo scenario i Democratici cercheranno di ampliare l’Obamacare, di alzare il salario minimo, di introdurre il nido e la scuola materna per tutti, cercheranno di annullare gli sgravi fscali per le aziende e per le famiglie con i redditi più alti, e di spostare la spesa per la difesa ad altri settori. È assai improbabile che le proposte dei Democratici diventino legge perché diffcilmente riusciranno a raccogliere un numero di voti suffciente a superare il veto del Presidente.
Esito improbabile: Camera dei Rappresentanti ai Repubblicani e Senato ai Democratici Questo è l’esito meno probabile. Ci sono molti seggi repubblicani dall’esito elettorale aperto alla Camera dei Rappresentanti e ciò li rende molto competitivi. La stessa situazione non si riscontra al Senato, dove l’ambiente è più favorevole ai Repubblicani e dove molti dei senatori democratici si presentano per la rielezione in Stati profondamente repubblicani. In questo scenario, assisteremo con tutta probabilità a un governo fortemente diviso. È probabile che i Repubblicani cederanno qualche seggio alla Camera dei Rappresentanti, e ciò signifca che il gruppo parlamentare Freedom caucus, conservatore in materia fscale, spingerà a favore di un inasprimento del bilancio. In Senato, i Democratici cercheranno invece di allentare la politica di bilancio, e quindi si produrrà la classica situazione di stallo. Casa Bianca. Ci sono forti probabilità che in presenza di un governo diviso si abbia un’impasse politica. Con i Democratici che probabilmente cercheranno di frenare il programma del governo, cosa possiamo attenderci dall’amministrazione Trump?

  • Veto presidenziale. Il veto consente al Presidente Trump di impedire che il programma proposto dai Democratici diventi legge. Inoltre rende improbabile l’abrogazione delle leggi varate nei primi due anni della sua amministrazione, come ad esempio la riforma fscale.
  • NAFTA e commercio. Il Presidente ha l’autorità per imporre unilateralmente dazi doganali o sanzioni, come ha già dimostrato in numerose occasioni, con impatto su legname, lavatrici, pannelli solari, rinegoziazione del NAFTA e imposizione dei dazi sulle merci cinesi. Visto che le probabilità di far passare nuove leggi sono scarse, Trump potrebbe concentrare la sua attenzione sui temi commerciali, imponendo ad esempio ulteriori dazi sulle merci cinesi, oppure potrebbe prendere di mira altri Paesi come il Giappone.

Politica estera. Anche questo ambito rientra nella sfera del potere esecutivo. In genere, un Presidente che si trova in uno stato d’impasse o che è a scadenza (lame duck), rivolge la sua attenzione alla politica estera. Trump potrebbe continuare a puntare la sua attenzione su argomenti politici spinosi come la denuclearizzazione della Corea del Nord, e dare un nuovo giro di vite alle sanzioni nei confronti dell’Iran. Il Presidente potrebbe anche cercare di rilanciare i negoziati di pace tra Israele e la Palestina, e inviare nuovamente delle truppe americane in Siria.

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