Hedge – Girardin (Ubp), gli eccesi della finanza

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di Marco Mairate 15 Giugno 2009 | 08:00
L’ultimo contributo di Michel Girardin (foto), direttore investimenti di Union Bancaire Privée, lancia uno sguardo acuto e ironico sulle principali tappe che hanno portato alla grave crisi economica che stiamo ancora attraversando. Secondo Girardin, la nostra storia recente è stata caratterizzata dal passaggio da un eccesso all’altro, da una esagerazione ad un’altra, da una bolla speculativa ad una grande depressione. Complici, per Girardin, sono state certamente le banche centrali, che non hanno saputo o voluto agire in maniera preventiva.

Affascinante, questa capacità che abbiamo di passare sempre da un eccesso all’altro: “bolla speculativa dei tulipani” in Olanda nel 1637, Grande Depressione negli Stati Uniti nel 1929, deflazione in Giappone negli anni 90.

Tutte queste grandi crisi sono sempre state precedute da una miope euforia collettiva. Fiducia eccessiva, ricorso al credito per amplificare i guadagni sui mercati finanziari fino allo scoppio della bolla.

Si possono evitare queste grandi esagerazioni? Si, ma bisogna volerlo.

Il ciclo congiunturale si è esaurito, l’inflazione è ormai sepolta. Siamo nel 2004. Ben Bernanke rinforza la propria candidatura alla Presidenza della FED con la pubblicazione di un brano d’antologia titolato “La grande Moderazione”. In quegli anni così distanti dalla depressione degli anni 30, scopriamo che la volatilità del PIL degli Stati Uniti è diminuita di
più del 50% dopo la metà degli anni 80, e che questa proporzione raggiunge quasi il 70% per via dell’inflazione.

Sognare è lecito. Chi ne ha la paternità? La banca Centrale, evidentemente. Si potrebbe pensare che questa minore oscillazione della congiuntura economica e dell’inflazione sia semplicemente dovuta al fatto che gli anni 90 non hanno conosciuto grandi crisi petrolifere come quelle degli anni 70 e 80?

Il caso non trova collocazione nell’argomentario del futuro presidente della FED. E’ la lotta all’inflazione che ci mette al riparo da tutto ciò e ci garantisce dei cicli congiunturali che sembrano delle rette dirette verso il nord-est.

La certezza che un incidente sia altamente improbabile la ritroviamo sempre all’inizio di qualsiasi bolla speculativa. La crescita continua sui binari e niente sembra poter farla deragliare. Alcuni premi Nobel per l’economia possono allora decretare, due giorni prima del crack del 1929, che gli “ indici di Borsa hanno raggiunto un apice permanente”.

Poco volatile non significa tuttavia sprovvisto di rischi, ma questa è una trappola nella quale continuiamo a cadere. La minore volatilità storica non ci mette al riparo da uno stallo improvviso. La probabilità è scarsa, ma i danni collaterali considerevoli, sull’esempio della catastrofe di Chernobyl. Non tutte le bolle speculative provocano cataclismi economici e finanziari, fortunatamente.

La bolla di internet ce ne ha dato la prova. L’incidente arriva allora dal ricorso al credito, amplificatore dell’impennata dei prezzi degli asset. E’questa che sarebbe appropriato chiamare “la grande esagerazione”.

Evitare gli eccessi? Sarebbe prima di tutto necessario che le banche centrali li volessero combattere. E’ obbligatorio quindi constatare che ne siamo ben lontani. Con il suo personale senso dell’humour, Alan Greenspan ci riassume la visione ufficiale delle banche centrali riguardo le bolle speculative: “è solo quando esplodono che veniamo
a conoscenza della loro esistenza”.

La dimensione, ovvero l’esistenza stessa delle bolle, è difficilmente prevedibile? Ecco un bell’alibi per giustificare il rifiuto da parte della banca delle banche di agire in modo preventivo. Unica eccezione da considerare: l’impennata del prezzo di un attivo, qualunque esso sia, tende naturalmente a modificare le previsioni sui prezzi del paniere elaborato per il calcolo dell’inflazione, l’unica vera variabile che la banca centrale tiene in considerazione in materia di lotta contro la stessa.

Ma, tutto sommato, non si poteva dedurre che l’impennata dei prezzi dell’immobiliare negli Stati Uniti avrebbe provocato una deflazione, dopo aver rimesso i piedi per terra? E’ molto comodo limitare l’azione preventiva alla semplice modifica delle previsioni… A che cosa servono dunque le banche centrali, se si rifiutano di prevedere gli eccessi?

A curarli rapidamente una volta che si manifestano. O almeno, questo è il loro argomento. Agire più rapidamente che nel 1929, sarebbe sufficiente a evitarci una Grande Depressione? Questa tesi dimentica che un allentamento della politica monetaria non è sufficiente per rilanciare il credito.

È necessario che anche che le banche commerciali partecipino al gioco, senza esserne costrette… E’ come la storia dell’asino che la banca centrale può accompagnare alla fontana, ma non obbligarlo a bere…. Ecco una missione che sarebbe più facile capovolgere, un altro argomento per incitare le banche centrali a favorire l’azione preventiva. In materia di lotta all’inflazione, è l’esagerazione colpevole di scuotere gli attivi finanziari che si propone di controllare, e non tanto l’eccessiva spesa delle casalinghe. E’ giunto il momento di prenderne atto e agire di conseguenza.

di Michel Girardin, Direttore Investimenti di Union Bancaire Privée

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