Gli emergenti alzano la voce!

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di Redazione 17 Giugno 2009 | 06:45
I Paesi BRIC chiedono una maggiore diversificazone del sistema valutario internazionale e sottolineano la necessità di dare più voce e rappresentanza ai Paesi emergenti nelle organizzazioni finanziarie internazionali.

Giornata di relativa calma quella vissuta ieri dall’FX. La volatilità rimane elevata ma gli equilibri tra le diverse valute non si spostano di molto e le correlazioni che determinano i movimenti dei vari cambi e dei cross risultano sempre validi. Ecco dunque lo yen guadagnare (tanto negli ultimi giorni) a discapito delle correzioni borsistiche (lo S&P 500 anche ieri ha corretto di un ulteriore 1.3%) a testimonianza del fatto che il market mover di maggior rilievo risulta essere ancora l’appetito per, ovvero l’avversione a, il rischio. Si comincia in sordina a prestare attenzione anche ai dati macroeconomici: la pubblicazione dello ZEW relativo al mese in corso ha visto un dato migliore delle aspettative (44.8 vs consensus di 34.0) e la conseguenza è stata una salita dell’euro contro il greenback (strada recuperata dal dollaro durante la sessione asiatica).
Pubblicato anche il CPI del mese di maggio che ha fatto segnare un +0.1% su base mensile, in crescita rispetto alle attese che lo vedevano invariato (come è successo per il dato su base annuale).
Dall’America ci sono arrivati i dati sulle housing starts con un buon +17.2%, mentre il PPI, contro le attese di un +0.5% ha registrato un più basso +0.2%.
Degno di nota il meeting, denominato BRIC (Brazil, Russia, India, China), tenutosi a Yekaterinburg ieri: i quattro paesi emergenti del gruppo (che contribuiscono per circa 15% al prodotto interno lordo globale del valore di 60.700 miliardi di dollari) chiedono una maggiore diversificazone del sistema valutario internazionale e sottolineano al tempo stesso la necessità di dare più voce e rappresentanza ai paesi emergenti nelle organizzazioni finanziarie internazionali. La bozza del comunicato preparato dai leader dei quattro paesi non dovrebbe fare alcun riferimento al ruolo del dollaro Usa come valuta sovranazionale. Nel testo ancora in attesa di essere firmato dai quattro capi di Stato, i maggiori paesi emergenti solleciteranno, come detto, un “sistema valutario diversificato, stabile e prevedibile” insieme a un maggior ruolo delle nuove potenze economiche in seno alle istituzioni finanziarie internazionali. Il Bric intende sfruttare il crescente peso delle economie emergenti al fine di ottenere maggiore responsabilità nella gestione del sistema finanziario globale. Da notare anche la prima risposta all’iniziativa russa da parte dei paesi sviluppati, giunta da Tokyo: il responsabile alle Finanze Kaoru Yosano si dice nuovamente del parere che il dollaro Usa resterà la valuta chiave per le riserve mondiali.
Dal lato macro oggi attendiamo la bilancia commerciale europea (consensus a -1.5B), le minute della Bank of England insieme alla pubblicazione dei jobless inglesi (attese per 60k unità), mentre sarà interessante la release del CPI americano e l’impatto che tale dato potrebbe avere sugli yeld dei Treasuries.

Cominciando dal consueto eurodollaro notiamo come questo abbia tenuto in maniera perfetta l’area di supporto compresa fra 1.3750 e 1.3780, confermandone così la valenza anche per le prossime ore di scambio. La resistenza invece a cui porre particolare attenzione si trova nei pressi di 1.3940 e se superata condurrebbe a 1.4060, la seconda resistenza di giornata.

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