Neutrali sull’equity Usa, in sovrappeso sul Giappone: la view di Anima

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di Finanza Operativa 21 Novembre 2018 | 09:30

A cura di Anima Sgr
Usa: elezioni di midterm e riunione Fed. Per il mercato azionario americano si è appena chiuso un periodo clou con il superamento delle elezioni di metà mandato e la riunione della Fed. In particolare la Fed ha deciso di lasciare i tassi di interesse invariati tra il 2% e il 2,25% e ha affermato di aspettarsi che “ulteriori rialzi graduali dei tassi saranno in linea con una sostenuta espansione dell’attività economica, a condizioni forti del mercato del lavoro” e a un’inflazione “vicina” al tasso di crescita annuo del 2% che è stabilito come target dalla Fed. Del resto l’economia americana resta in buona salute: il Pil del terzo trimestre ha registrato un consistente +3,5% su base annuale e il tasso di disoccupazione è sceso ad ottobre al 3,7%.
Il prossimo rialzo dei tassi è atteso a dicembre, dopo quelli messi a segno a marzo, giugno e settembre. Il risultato delle elezioni ha determinato una Camera chiaramente più Democratica e un Senato molto più Repubblicano di quello precedente. A nostro avviso, comunque, dopo la correzione delle scorse settimane, l’esito dell’appuntamento elettorale, che era quello atteso dai mercati, favorirà la ripresa e un possibile rally verso la chiusura d’anno.
In particolare, riteniamo che sull’andamento degli indici statunitensi sarà determinante l’evoluzione delle seguenti tematiche. In primis, come in Europa, l’esito delle trimestrali: nel complesso le società statunitensi stanno riportando relativamente bene e la maggior parte sta superando le stime per il 2018 e nel dettaglio ci si aspetta una crescita degli utili pari al 20% in media per il III trimestre di quest’anno. Secondo: l’evoluzione delle tensioni commerciali con la Cina, che stanno iniziando a pesare sulla crescita globale. Un potenziale evento positivo potrebbe essere rappresentato dal fatto che sono ricominciate le operazioni da parte delle società americane di acquisto di azioni proprie che erano state sospese in vista della stagione degli utili. Il giudizio su questo mercato resta neutrale.
Borse emergenti: giudizio ancora costruttivo. In risposta alle tensioni commerciali con gli Usa, le politiche fiscali e monetarie della Cina risultano in moderata espansione in coerenza con le azioni recentemente poste in essere a livello governativo e da parte della banca centrale. Si avverte una decelerazione da parte di diversi indicatori macroeconomici: i sondaggi tra i direttori degli acquisti segnalano una contrazione delle esportazioni e un rallentamento dei nuovi ordini. Solida invece la domanda interna in termini di vendite al dettaglio. In generale il giudizio sulle Borse emergenti resta selettivamente positivo dopo la forte penalizzazione subita nei mesi scorsi a causa dell’apprezzamento del dollaro.
Borse Asiatiche: Giappone in sovrappeso. A livello geografico, all’interno dei fondi globali, il mercato nipponico continua ad essere sovrappesato per diversi fattori che rendono la view sempre più costruttiva. Innanzitutto a causa delle maggiori garanzie di stabilità politica, dopo la riconferma di Shinzo Abe, per altri tre anni alla guida del Paese, candidandosi così a diventare il Premier più a lungo in carica dall’inizio del secolo scorso; secondo, le valutazioni incorporano aspettative molto pessimistiche sull’evoluzione della disputa commerciale e della crescita globale; terzo, il posizionamento di sottopeso degli investitori. Non va poi dimenticato che il Giappone rappresenta l’unico Paese al mondo il cui governo ha imposto alle società vincoli per applicare le strategie etiche (ESG) e avviare un circolo virtuoso. Ovvero le società devono tendere ad una governance efficace, sensibile alle problematiche ambientali e sociali.

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