La caduta dei Blixseth

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di Eliana Pelucchi 19 Giugno 2009 | 15:00
Niente da fare per la signora Blixeth. Dopo il tracollo dell’ex marito Tim è arrivato anche per lei il momento della resa dei conti. Proprietà immobiliari, aereo e gioielli. Tutto in vendita per cercare di rimanere a galla.

Quella della dinastia Blixseth passerà alla storia come la discesa più rapida e rovinosa dall’olimpo dei grandi. Nove giorni dopo aver dichiarato bancarotta – ancora una volta – Edra Blixseth, ex moglie del magnate del legname Tim Blixeth, spalanca le porte della sua faraonica proprietà californiana Porcupine Creek. L’occasione: ospitare un’asta che alla signora potrebbe fruttare qualche spicciolo per arrivare a fine mese.

“È la prima volta che la villa viene aperta al pubblico – spiega l’eccentrica ex miliardaria – sono sempre stata contraria ad avere estranei in casa”. Ormai da tempo al centro di un enorme caos finanziario, alla signora Blixeth sembra non essere rimasto più nulla da perdere, nemmeno la sua dignità. “Non posso firmare un assegno – confessa – le banche non mi danno più credito”.

Dopo il divorzio milionario che aveva messo in ginocchio l’ex marito, un tempo habitué della classifica di Forbes, l’ex regina del legname credeva di essere riuscita a rimanere a galla. Invece la bufera finanziaria ha investito anche lei. Nel giro di pochi mesi ha dovuto svendere prima il suo castello medievale in Francia e poi lo Yellowstone Club, un parco giochi da 13.600 acri 20 miglia a nord del Parco Nazionale di Yellowstone. Come se non bastasse, di recente le banche hanno messo le mani anche sul suo Gulfstream IV, il jet che la signora usava per spostarsi tra le sue proprietà. Tanto ormai non le sarebbe servito più a nulla. Ma come si dice, non c’è limite al peggio. Pare, infatti, che per pagare bollette di luce e gas Mrs Blixseth abbia dovuto vendere tutti i suoi gioielli e il nuovo fidanzato per aiutarla si sia privato anche della sua preziosissima Bentley.

Per quella che era da tutti conosciuta come la donna più spendacciona d’America, il 2009 rimarrà sicuramente una anno da dimenticare.

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