Columbia Threadneedle: “Con la selettività si trova valore”

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 27 Novembre 2018 | 09:30

A cura di Bluerating.com

Da ora in poi sui mercati ci saranno più rischi che opportunità. Ma in un’ottica molto selettiva e ben calibrata, si trovano realtà di grande valore. Parola di Alessandro Aspesi, country head Italia di Columbia Threadneedle Investments (oggi a 418,4 miliardi di euro di masse in gestione e parte di Ameriprise Financial) che ha presentato, accanto a tre gestori, l’outlook per il 2019 dal titolo: «Cosa aspettarsi e dove investire?». Molto selettivo dunque l’approccio di investimento della casa americana sulle borse, attivo e bottom up. E, a dispetto di quanto accade nel fondo multiasset Columbia Threadneedle dove l’Italia non trova posto, in quello paneuropeo ci sono un paio di titoli domestici e, nella fattispecie, Ferrari e Moncler.

Le view della casa divergono leggermente in relazione al rischio Italia. Lo spiegano bene i gestori. Mentre Felicity Long, client portfolio manager del comparto multiasset ha fatto sapere di non essere investiti in Italia «perché il contesto del Paese odierno ci preoccupa, ci potrebbe essere un rischio default e preferiamo non prendere scommesse su questo tipo di rischi», Andrea Carzana, fund manager european equities, si dice di certo preoccupato ma ritiene, come si è visto sopra, che «una compagnia solida rimane solida, italiane comprese».

Ma intanto i mercati continuano a scendere, dopo un lungo periodo di forte rally. «Questo succede quando il mercato si focalizza sul top down (anziché sul bottom up) e sulle vicende macro. In un periodo storico in cui Twitter conta più di Bloomberg ci sono tutti gli elementi per una tempesta perfetta», precisa Carzana.

Quali opportunità, quindi? Continua: «anche le aziende che vanno bene stanno vivendo una grande fase di incertezza che non fa bene a nessuno ma il nostro outlook resta tendenzialmente positivo. Mai come oggi la gestione attiva ha la chance di dimostrare il suo valore, dato che finora con i tassi bassi e tutto in rialzo, la gestione passiva era molto spesso preferita dagli investitori».

Quali sono allora le leve di valore di una società? «La sostenibilità dei vantaggi competitivi, il ritorno sul capitale investito che crea valore per gli azionisti, la crescita. Noi facciamo un’analisi approfondita sulla supply chian. Il nostro approccio è quello di adattarci continuamente sulla base delle opportunità che individuiamo. Ma, più in generale, senza dubbio, l’Italia è sotto pressione, sia sul fronte dell’obbligazionario sia dell’azionario perché gli investitori sono molto spaventati. Del resto nessun governo può sopravvivere se le banche vanno giù e lo spread così alto sta portando seri problemi alle banche italiane», aggiunge Carzana.

In Europa dunque «ci sono certo molti rischi ma singole società buone anche se le cose positive sono già prezzate e per avere un multiplo migliore ci vorrebbe un po’ di crescita. Prevediamo una crescita di utili per azione del 10% sul 2018 e dell-8-10% sul 2019 contro, rispettivamente, un 20-25% e un 8-10% sul fronte statunitense. Comunque una crescita dell’Eurozona al 2% è ancora sostenibile perché non crediamo che la guerra commerciale possa continuare ancora per molto», conclude. Dando uno sguarda al mondo del fixed income, intanto, c’è una piccola posizione in Btp nel prodotto obbligazionario europeo dell’asset manager, attraverso l’acquisto del derivato sul titolo decennale.

«Con una duration dello 0,25, si tratta di circa il 3% del fondo. È un investimento interessante ponderato per il rischio», spiega il gestore obbligazionario Alessandro Tarello. E aggiunge, in relazione all’atteggiamento dell’Europa nei confronti dell’Italia, a cominciare dalla procedura di infrazione: «più che la procedura, occorre evitare che i mercati sviluppino la convinzione che il debito pubblico italiano non sia più sostenibile. Finora c’è stato un moderato azzardo sul fatto che c’era sì un debito macroscopico ma che il Paese fosse allo stesso tempo in grado di sostenerlo. Mi auguro che si arrivi a un accordo o che Roma e Bruxelles siano in grado di concordare delle misure».

E conclude: «in generale il contesto per le obbligazioni è difficile ma questo livello di spread offre delle opportunità. Sul fronte del debito corporate preferiamo l’investment grade all’high yield e l’Europa agli Stati Uniti. Bisognerà poi vedere se ci sarà un’altra Tltro. La Bce ha appena fatto sapere che potrebbe considerare l’opzione di lanciare nuove operazioni di questo tipo. In questo caso, si potrebbe garantire un po’ di liquidità. Anche se sono misure per guadagnare tempo e non sono strutturali, non potrebbero che fare bene in una fase del genere», conclude Tarello.

 

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