Glencore International pronta alla quotazione

A
A
A
di Marco Mairate 19 Giugno 2009 | 11:47
La società attiva nel trading di materie prime con sede in Svizzera, sembra pronta a condividere i ‘segreti’ del suo successo con il mercato dopo oltre 20 anni di intrighi internazionali che hanno coinvolto il fondatore (foto).

Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, Glencore potrebbe presto finire in Borsa anche se non è ancora emerso alcun dettaglio sulla tempistica dell’operazione.

Fondata nel 1974 da March Reich (poi cambiatosi il cognome in Rich),  Grlencore è uno dei più attivi operatori sul mercato del petrolio, carbone e acciaio di tutto il mondo.

La società però è sempre rimasta privata (è controllata dal management) cosa che ha creato non pochi problemi di trasparenza sul mercato del credito, dove i CDS sul debito del gruppo hanno risentito di una forte volatilità e facendo schizzare verso l’alto i costi per il gruppo.

Sul fronte finanziario il gruppo è ancora una macchina da guerra.
L’esercizio 2008 si è chiuso con un utile netto di 4,75 miliardi di dollari, in calo dell’8,4% rispetto al 2007, ma si tratta del risultato prima di svalutazioni e aggiustamenti sulle scorte per 3,7 miliardi di dollari. L’Ebitda si è attestato a 6,79 miliardi di dollari. Attribuendo una valorizzazione di circa 8-10 volte l’Ebitda.

Con  questi numeri Glencore potrebbe approdare in borsa con una valutazione di circa 65 miliardi di dollari, simile a quella del terzo colosso  minerario al mondo,  Rio Tinto.

Ancora più interessante la storia del fondatore di Glencore, March Rich appunto (nella foto durante una festa in costume).

Il finanziere di origini svizzere ha controllato per per più di due decenni il commercio internazionale delle materie prime creando intorno alla figura di Rich un alone di mistero e segretezza, contornato da scandali e vere spy story.

Nel 1983 per esempio è stato condannato dagli Stati Uniti per evasione fiscale, ricatto e altri reati: e per questo e’ diventato famoso. Il procuratore di New York dell’epoca, Rudolph Giuliani, lo accusarono, assieme al suo partner Pincus Green, prima di avere truffato il fisco per 48 di milioni di dollari e poi di avere organizzato una vera e propria frode. In sostanza, dalla Svizzera vendeva petrolio alla filiale americana a un prezzo maggiorato per ridurne i profitti visibili e pagare meno tasse.

A quel punto, i suoi rapporti di alto livello, che andavano dalla Romania al Cile, dal Sudafrica all’Unione Sovietica, dalla Malesia a Israele agli Emirati arabi, gli procurarono l’ accusa di avere più volte rotto le restrizioni imposte dagli Stati Uniti contro vari Paesi. In particolare, fu accusato di avere violato l’ embargo alle esportazioni di petrolio dall’Iran nel 1979-80 quando a Teheran le guardie islamiche occupavano l’ ambasciata americana e prendevano ostaggi.

Da allora, ha tentato più volte di saldare in contanti il suo debito con il fisco e di evitare il carcere. Il perdono arriva nel 2001 per mano di Bill Clinton, legato a Rich attraverso la moglie Hillary a sua volta amica intima della moglie di Rich, Denise, che aveva procurato lauti fondi per la campagna presidenziale di Clinton. La mossa costò cara a Clinton che si inimicò tutto il Congresso anche se la giustizia non riuscii mai trovare un  collegamento tra i due.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Il cobalto, non più redditizio, penalizza Glencore

Roche in vetta all’Europa per utili nel 2016

Anglo American e Glencore sono ormai un’ombra di se stessi

NEWSLETTER
Iscriviti
X