Economia, sbandano gli indicatori anticipatori

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di Finanza Operativa 28 Novembre 2018 | 12:00

A cura di Decalia Am
I cieli promettenti di inizio 2018 si sono oscurati con la stagione degli uragani in pieno svolgimento, rendendo il mare finanziario molto più burrascoso. I venti favorevoli di una situazione macroeconomica solida sono svaniti, poiché la Federal Reserve procede a vele spiegate con il rialzo dei tassi d’interesse e la normalizzazione del bilancio. Una politica monetaria USA più stringente significa minor disponibilità di denaro a livello globale, anche se le altre principali banche centrali sono rimaste ferme (per ora).
Le economie emergenti sono quelle che ne hanno risentito maggiormente fino ad oggi, soprattutto quelle con gli squilibri di partite correnti più ampi e con una dipendenza maggiore da finanziamenti in Dollari USA. Argentina e Turchia sono sicuramente i primi esempi, con le valute che si sono deprezzate pesantemente quest’anno rispetto al Dollaro, alimentando pressioni inflazionistiche interne.
Ma gli indicatori anticipatori hanno sbandato anche in molte altre parti del mondo, suggerendo un rallentamento del momentum macroeconomico globale mentre facciamo rotta verso il 2019. Senza contare che l’impulso concesso alla crescita economica degli USA e agli utili societari dagli sgravi fiscali di Trump è destinato a scomparire. a Vi sono nell’aria anche tempeste politiche. La disputa commerciale tra principalmente gli USA e la Cina si sta intensificando, suscitando timori che possa trasformarsi in un vero e proprio uragano.
Nonostante diverse fasi di negoziazione, e il ben noto costo economico del protezionismo, nessuna delle controparti ha mostrato finora alcuna disponibilità a virare la rotta. L’Europa nel frattempo sta avendo a che fare contemporaneamente con onde anomale provenienti da nord-ovest, con il termine per la Brexit che si avvicina velocemente, e da sud, dove il deficit del 2.4% nel budget proposto dalla nuova coalizione del governo italiano supera ampiamente gli impegni iniziali presi e andrà soltanto ad aggiungersi al già enorme ammasso di debito del Paese.
E poi ovviamente viene l’agenda elettorale. Dopo le elezioni di metà mandato negli USA spetterà agli elettori dell’Unione Europea il compito di eleggere i propri membri del Parlamento. Ciò darà un’indicazione rilevante sul livello di supporto dell’opinione pubblica per l’impianto europeo. a In ultima analisi, tutto ciò converge in un nuovo regime di volatilità del mercato. Dopo diversi anni di insoliti bassi livelli, l’indice  VIX- l’indicatore  più antico e comunemente utilizzato della volatilità del mercato, costruito utilizzando i prezzi di diverse opzioni sull’S&P 500 è arrivato quasi a 40 lo scorso Febbraio. Recentemente, ha cominciato a risalire, preannunciando il rischio di un altro vortice di volatilità. Ora non è più il momento di navigare a piena velocità, con tutte le vele issate.
Piuttosto, è raccomandata la gestione di portafoglio attiva, avvalendosi di un equipaggio esperto e di strumenti di navigazione di prim’ordine.  Il rafforzamento dei portafogli è essenziale, in modo che siano abbastanza solidi da mantenere la rotta in un mare più mosso dalla volatilità. Inoltre, è necessario tenere costantemente d’occhio l’orizzonte  di rischio, in modo da tenersi lontani dai momenti peggiori delle tempeste.
Per ultimo, ma non per importanza, è fondamentale, da buoni skipper, rimanere alla ricerca di spiragli di sole in cieli altrimenti nebulosi. Questi, possono essere rappresentati da segmenti di mercato che vantano ancora correnti favorevoli sottostanti, o attivi più penalizzati che offrono opportunità di pesca da fondo. a Pertanto, mentre la regata 2018 volge al termine, navigare il mare finanziario è diventato una sfida maggiore, ma le opportunità di investimento possono sorgere e sorgeranno per quegli investitori disposti a sfruttare in modo attivo il nuovo regime di volatilità.

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