Fondi hedge: le Cayman pronte a svelare qualche segreto

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Avatar di Marco Mairate 23 Giugno 2009 | 14:15
Volente o nolente l’industria hedge sta per essere regolamentata. Per questo le isole Cayman, uno dei domicili preferiti dai manager alternativi, dicono di essere pronte ad accodarsi al nuovo regime di ‘rigore’ che viene richiesto all’industria hedge.

Troppa pressione sui paradisi fiscali, luoghi incantati dove tutto è possibile o per lo meno lo era fino a ieri. Oggi anche questi buchi nella normativa mondiale sulle regole delle finanza, sembrano accettare il cambiamento epocale portato dalla crisi finanziaria e dalla necessità di porre un freno ai rischi sistemi che alcuni soggetti (come gli hedge) potrebbero arrecare al sistema.

Per questo motivo la Cayman Islands Monetary Authority (CIMA) ha deciso si patteggiare con i Governi occidentali e far passare ‘qualche’ informazioni sugli ospiti che trovano rifugio tra le vie della capitale George Town.

Tra le concessioni proposte: fornire maggiori informazioni sui responsabili dei fondi, società di auditing e administrator.  “Abbiamo ricevuto numerose richieste di informazioni da parte di tutti coloroc he hanno interessi in questo settore, dagli investitori, agli investment manager: tutti vogliono maggior trasparenza” dice Yolanda McCoy (foto), capo della divisione investimenti della Consob locale.

Ad oggi le isole Cayman, protettorato britannico, forniscono informazioni unicamente sul numero di licenza dei fondi, la classificazione in base al regolamento interno e la data in cui sono stati creati.

Quello che più interessa le autorità di controllo sono i fondi hedge, che qui trovano domicilio nell’80% dei casi, anche se di recente la crisi ha portato la chiusura di molti fondi. Secondo la McCoy lo scorso dicembre quasi 600 fondi avrebbero chiuso i battenti, un record, che però ora mostra una frenata e lo scorso mese le chiusure sono state solo 39.

Ora la CIMA avvierà le consultazioni con gli stessi fondi hedge ed entro la fine dell’anno verranno rese note informazioni sull’industria che controlla 1,3 trilioni di dollari.

Secondo la CIMA in un momento tanto delicato per l’economia e la finanza mondiale (oltre alle forti pressione esercitate dall’ultimo G20 in merito ai paradisi fiscali) una maggior trasparenza non potrà che fare bene alla reputazione delle Cayman.

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