Italia, neutrali sui governativi e costruttivi sull’azionario

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 12 Dicembre 2018 | 15:00

A cura di Anima Sgr
Torna la neutralità sui titoli di stato. Come anticipato, l’ondata di avversione al rischio provocata dall’escalation della crisi politica italiana sembra essere alle spalle, complice anche l’allentamento delle tensioni fra Governo e Commissione Europea. Il mercato, infatti, sembra aver raggiunto un equilibrio, con le quotazioni che offrono una remunerazione adeguata per i fattori di rischio e gli elementi di incertezza presenti sul campo.
In questo contesto, dunque, si è ritenuto opportuno riportare alla neutralità il giudizio sui titoli di Stato italiani, in linea con il posizionamento sulle obbligazioni governative core, che resta tatticamente neutrale ma strategicamente negativo. Più a medio termine, per le obbligazioni governative domestiche, le variabili cruciali saranno rappresentate dalla crescita economica e dagli effetti dell’allargamento dello spread sulle banche, sia sul piano della capitalizzazione che delle politiche di credito.
Confermata la view negativa sulle obbligazioni societarie, sia investment-grade che high-yield. Il mondo del credito è stato molto penalizzato nelle ultime settimane – a causa di dinamiche settoriali, esplosione del rischio idiosincratico, interruzione in prospettiva del supporto della BCE in un contesto di crescente illiquidità, – ma benchè ci sia stato un forte allargamento degli spread, non si è verificata una fase di autentica capitolazione che abbia reso le valutazioni più interessanti. Rinnovata anche la view positiva sulle obbligazioni emergenti, forte dei crescenti segnali di stabilizzazione delle valute. In ultimo, il giudizio sui principali cambi resta al momento invariato, cioè neutrale su yen e dollaro e valutazione positiva sulla sterlina.
Azioni, il giudizio nel breve diventa più costruttivoil giudizio nel breve diventa più costruttivo. Sulla situazione italiana continua ad esserci poca visibilità, tuttavia, come anticipato, il clima fra Governo italiano e Ue si è fatto più disteso, da qui la scelta di un posizionamento più neutrale anche in vista del possibile rally di fine anno. A nostro avviso due restano gli elementi da monitorare per i prossimi mesi per valutare l’evoluzione di questa situazione: in primis l’andamento della crescita, in quanto tutti gli indicatori economici sembrano andare verso una potenziale contrazione economica nel IV trimestre di quest’anno e nel I del 2019.
A novembre si è registrata una flessione dell’indice del clima di fiducia dei consumatori da 116,5 a 114,8, mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese è diminuito per il quinto mese consecutivo, passando da 102,5 a 101,1. È stato recentemente pubblicato anche il primo dato negativo del Pil dal secondo trimestre 2014: nel III trimestre del 2018 il Pil è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Il secondo aspetto è il tema annoso del credito, ovvero la capacità delle banche di fornire liquidità alle imprese e alle famiglie e quindi al sistema produttivo del Paese. A riprova nei giorni scorsi l’agenzia Fitch ha abbassato le stime di crescita sia per il 2018 – dall’1,2% all’1% – che per il 2019 – dall’1,2% all’1,1% – a causa dell’incertezza politica interna e dei timori per il commercio globale.

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