La lista dei desideri per gli Emergenti

A
A
A
Finanza Operativa di Finanza Operativa 17 Dicembre 2018 | 12:00

A cura di Patrick Zweifel, Chief Economist di Pictet Asset Management
Negli ultimi 12 mesi i mercati emergenti sono stati turbolenti sia sul fronte del reddito fisso che su quello delle azioni. Secondo molti criteri di valutazione, i mercati emergenti paiono ipervenduti, ma sono davvero interessanti? Cos’altro servirebbe per una ripresa? Ecco la mia lista dei desideri per il 2019. Speriamo che Babbo Natale la riceva.
 
1. Economia statunitense: forte, ma non troppo
Un’economia statunitense forte è di norma positiva per i mercati  emergenti, ma esiste  un confine sottile. Una crescita troppo forte spinge la banca centrale a tirare il freno, aumentando i tassi d’interesse e rilanciando  il dollaro. Ciò incide sui mercati  emergenti, soprattutto quelli che pagano  gli interessi sul debito estero in dollari.
Il dollaro USA pare sopravvalutato, così come è stato sempre negli ultimi anni. Pertanto, guardando al 2019, confido in un indebolimento del dollaro affinché offra un po’ di sollievo ai mercati  emergenti.
 
2. Un raffreddamento delle tensioni commerciali globali
La minaccia di una guerra commerciale è stato il principale  rischio per la crescita economica globale nel 2018. Rimane ancora da vedere se nei prossimi mesi assisteremo ad un intensificarsi dei contrasti da parte  dell’amministrazione Trump. Ciò che è evidente è che la crescita del PIL dei mercati  emergenti è al momento più strettamente legata alla crescita reale delle esportazioni globali rispetto  a quella dei mercati  sviluppati. Ogni riduzione delle attuali tensioni commerciali darebbe grande  slancio ai mercati  emergenti.
 
3. Un maggiore stimolo in Cina
Finora la Cina ha reagito alla politica commerciale degli Stati Uniti con una serie di concrete contromisure a sostegno dell’economia, che comprendono leve monetarie, fiscali e commerciali. Non siamo stati in grado di valutare in pieno l’intero impatto  di queste misure, ma riteniamo che dovrebbe essere nell’ordine del 2% del PIL (si veda la Figura 3 sotto riportata).Indubbiamente, si tratta di un allontanamento tattico  dall’obiettivo di lungo termine  del Presidente Xi di riequilibrare l’economia portandola su di un percorso di crescita maggiormente guidata  dai consumi.
Ma quella del ribilanciamento è una strada lunga e riteniamo che il pragmatismo a breve termine  della Cina meriti di essere accolto  con favore dagli investitori dei mercati  emergenti. La Cina rimarrà il motore della crescita dei mercati emergenti per gli anni a venire, quindi sarebbe meglio se un rallentamento della sua economia avvenisse  in modo graduale e non improvviso.
 
4. Solidi prezzi delle materie prime
Se tutti i desideri  che ho espresso finora mi saranno concessi – o almeno una buona parte  – il quarto  dovrebbe avverarsi automaticamente. Solidi prezzi delle materie prime sono di norma un fattore positivo per i mercati  emergenti, soprattutto per quelle economie che sono esportatrici nette di materie prime.
La ripresa dell’attività edilizia cinese, trainata dalle recenti  misure, dovrebbe stimolare  la ripresa dei metalli industriali nei prossimi mesi.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Investimenti, tiene banco il caso turco

Eisinger (Vanguard) “Scenario favorevole per i bond dei mercati emergenti”

Asset allocation: strategia emergente

NEWSLETTER
Iscriviti
X