Brexit: tanto rumore per nulla?

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 20 Dicembre 2018 | 17:30

A cura di Mike Amey, Head of Sterling Portfolio Management and ESG Strategies di Pimco

I mercati britannici hanno vissuto un’altra settimana ad alta intensità politica. I recenti colpi di scena dei negoziati sulla Brexit hanno continuato a incidere sui prezzi dei beni britannici: proprio nel giorno in cui il Governo ha ritirato la legge sulla Brexit, ad esempio, i rendimenti dei titoli di Stato e la sterlina britannica sono scesi ai minimi storici annuali. Un tema, quello della Brexit, che ha fatto vacillare anche la leadership politica del Primo Ministro Theresa May. Ma se l’inquilina del numero 10 di Downing street sembra aver rinsaldato la propria leadership, lo scenario economico del post Brexit appare ancora molto incerto. In particolare:  l’impasse dei negoziati tra Londra e Bruxelles, soprattutto per quanto riguarda le clausole economiche, sembra difficile da superare.

In questo complesso ed incerto contesto economico-politico, l’esperto di PIMCO individua tre possibili scenari futuri.

  • Approvazione del “Withdrawal bill”: secondo Mike Amey, esiste la possibilità che il Regno Unito e l’UE possano superare con successo il presente l’impasse anche attraverso l’approvazione del Withdrawal bill – legge che permetterà di integrare nell’ordinamento britannico la legislazione europea preesistente – ed il parallelo avanzamento dei negoziati su un futuro accordo commerciale. Non caso in cui questo non fosse possibile, si presentano due alternative.
  • Nessun accordo: la prima opzione è che il Regno Unito esca dall’UE il 29 marzo 2019 senza alcun accordo. Alla luce dell’attuale maggioranza politica del parlamento britannico, però, tale opzione sembra poco plausibile.
  • Estensione dell’articolo 50: l’esperto di PIMCO ritiene più probabile che i parlamentari adottino una normativa che estenda il periodo di applicabilità dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona (secondo cui il Regno Unito potrebbe continuare a rimanere temporaneamente nell’UE).

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