I criteri ESG nell’obbligazionario emergente

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 28 Dicembre 2018 | 10:30

A cura di Mary-Therese Barton, Head of Emerging Market Debt di Pictet Asset Management
Perché gli investitori nelle obbligazioni sovrane  dei mercati emergenti devono fare attenzione ai fattori ambientali, sociali e di governance. Le immagini delle mazzette di banconote praticamente prive di valore dello Zimbabwe o del Venezuela necessarie per acquistare prodotti di base  come il pane e la carne  che spesso sono comparse sui social media sottolineano chiaramente l’importanza  della governance nelle economie dei mercati  emergenti. Ma cercare di scoprire  – non diciamo leggere – i segnali che indicano come stanno cambiando le condizioni, se in meglio o in peggio, è difficile.
A complicare ulteriormente le cose ci sono le dimensioni sociali e ambientali che potrebbero svolgere ruoli altrettanto critici nelle scelte  di investimento. Ad esempio, la deforestazione in atto ad Haiti e la Primavera  araba  hanno prodotto come conseguenza drammatica la totale svalutazione delle rispettive valute.

Ma gli investitori hanno fatto molta fatica a valutare le caratteristiche ambientali, sociali e di governance dei Paesi in modo onnicomprensivo o sistematico, soprattutto nei mercati  del reddito fisso.
Una ragione per la quale gli investitori in obbligazioni sovrane sono stati notevolmente più lenti rispetto, diciamo, a quelli azionari nella capacità di riconoscere l’importanza  dei fattori ESG è una relativa mancanza di informazioni di qualità. Mentre i fattori ESG vengono sempre più quantificati a livello di aziende e utilizzati per l’’investimento in azioni e credito, ci sono state meno ricerche sul modo in cui tali parametri influiscono sul merito creditizio degli Stati.
Recentemente, tuttavia,  i servizi di consulenza e le agenzie di rating hanno risposto alla crescente domanda di analisi ESG basata sui titoli sovrani. Si tratta di una tendenza che è destinata a crescere, in quanto gli investitori vedono la diretta dimostrazione della correlazione tra il punteggio  dei Paesi in base  a diversi criteri ESG e la performance delle loro obbligazioni. Ad esempio, è sempre più evidente la correlazione tra una buona governance e un minore rischio di insolvenza sovrano e l’andamento degli spread. Un altro recente studio ha evidenziato  che mentre il cambiamento climatico ha aumentato il costo medio del debito dei Paesi emergenti di 117 punti base, coloro che hanno investito in adeguamento sociale sono riusciti a ridurre i costi di 67 punti base.
 
Qualche informazione per favore
Ma anche se i rating delle agenzie aiutano, non sono un rimedio magico – l’analisi dei criteri ESG per Paese non è una scatola nera in grado di emettere responsi inequivocabili. Innanzitutto, alcuni criteri ESG non cambiano molto o spesso. In secondo luogo, questi fattori possono avere effetti variabili sulle economie. Vale a dire che alcuni contano più di altri – dipende tutto dalle circostanze particolari di ciascun Paese. E tutti necessitano di un approccio delicato  per l’integrazione dei criteri ESG con criteri di valutazione  più tradizionali. “ L’approccio più redditizio all’investimento ESG nel debito governativo potrebbe essere un approccio che riguardi l’intero settore.”
Dato che i fattori ESG tendono a evolvere su orizzonti temporali  più estesi, la loro inclusione nei processi di costruzione dei portafogli richiede  un coinvolgimento  di lungo termine  da parte  degli istituti che investono.  Ciò comprende, senza esservi limitato, il contatto diretto con mutuatari sovrani – un rapporto continuo  con i ministri del Tesoro attraverso incontri di persona, lettere, questionari mirati e domande relative ai criteri ESG nel corso di roadshow. A volte può anche voler dire spiegare a dipendenti pubblici cosa sono gli ESG e perché sono importanti.
 
Costruire un modello
Un approccio consiste nell’integrare i fattori ESG nei modelli di rischio di un Paese. In Pictet Asset Management, utilizziamo una miriade di dati ESG – provenienti  da fonti sia esterne che interne  – che sono poi aggregati  in un punteggio per Paese. I fattori ambientali che monitoriamo  comprendono la qualità dell’aria, l’esposizione  al cambiamento climatico, la deforestazione e la scarsità d’acqua. Le dimensioni sociali comprendono istruzione,  salute, aspettativa di vita, ricerca scientifica. E la governance riguarda elementi come corruzione, processo elettorale, stabilità di governo, indipendenza di giudizio e diritto alla riservatezza. Tutto insieme questo punteggio  complessivo compone uno dei sei pilastri dell’indice di rischio di un Paese (CRI), prodotto dal nostro team di economisti.
 
Sforzi congiunti
L’approccio più redditizio all’investimento in ESG sovrani è tuttavia  probabilmente un approccio che riguardi l’intero settore. I governi a cui si chiede  di migliorare le credenziali ESG, con ogni probabilità evidenzieranno una crescita più robusta e stabile e saranno più capaci di sopportare le turbolenze macroeconomiche. In effetti, il miglioramento dei criteri ESG tra i mercati  emergenti migliorerebbe la performance tendenziale della classe di attivi – o darebbe slancio al loro beta, come si dice nel gergo dei mercati.
 
Presi singolarmente, i gestori di portafoglio hanno relativamente poco potere  di incidere,  sebbene ci siano esempi  in cui i debitori governativi si sono inchinati alla pressione esercitata dai gestori, come quando noi abbiamo espresso preoccupazioni sulle riforme agrarie in Sudafrica.

 
Invece, nel complesso il settore ha la forza per guidare i governi nella direzione giusta – circa 592 miliardi degli 8.311.000 miliardi di dollari di debito sovrano dei mercati  emergenti in circolazione  sono detenuti da società di gestione patrimoniale.
Le società di investimento stanno già prendendo alcuni provvedimenti  in questa direzione. Ad esempio, l’iniziativa Principles  for Responsible Investment, sponsorizzata dall’ONU con oltre 1800  firmatari a livello di settore che gestiscono oltre 2.250 miliardi di dollari di attivi, ha recentemente istituito un gruppo di lavoro sul coinvolgimento  dei governi per incoraggiare un maggiore dialogo e una maggiore collaborazione tra il settore della gestione patrimoniale e i debitori governativi. C’è un numero  crescente di altre iniziative di settore, come, ad esempio, il Global Green Finance  Council, che si prefigge di coordinare gli sforzi di diversi enti di settore al fine di incoraggiare lo sviluppo della “green finance”.
 
Fare la differenza
La sostenibilità è stata al centro  delle attività di Pictet Asset Management. Motivo per cui siamo anche in prima linea nell’integrare i criteri ESG in tutti i nostri processi di investimento – se non altro per le nostre  strategie di debito dei mercati  emergenti.
Non solo ci impegniamo direttamente con gli emittenti delle obbligazioni sovrane.  Lavoriamo anche con i nostri concorrenti e con gli enti multinazionali rilevanti per sviluppare  un approccio a livello di settore in grado di sostenere e incoraggiare i governi ad essere meglio gestiti, più attenti all’ambiente e a fare cosa è meglio per le loro società.  Perché questo è il modo migliore per migliorare il welfare delle persone nelle economie emergenti, e nel corso del tempo, avvantaggiare i nostri investitori. E perché è la cosa giusta da fare.

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