Azionario in ripresa e tensioni sui bond high yield

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di Finanza Operativa 3 Dicembre 2018 | 17:30

A cura di Banca del Piemonte

Un mix di fattori tecnici e di notizie di natura fondamentale ha posto un freno alla discesa dei mercati azionari. Forte rimbalzo del mercato americano, seguito a ruota dal Sol Levante, più moderata la performance dell’Europa ancora appesantita da Brexit e Italia (anche se con un sentiment in miglioramento) e dei mercati emergenti i cui andamenti rimangono in ogni caso positivi in ottica mensile.

La settimana ha trovato linfa anche da una Federal Reserve più accomodante per quanto riguarda i prossimi rialzi dei tassi, lasciando la strada aperta a un percorso meno ripido e più condizionato della politica monetaria statunitense. Il Governatore Powell ha infatti sottolineato come i tassi americani siano prossimi alla neutralità e il mercato ne ha tratto una indicazione positiva. Come al solito le autorità monetarie sono molto attente al ritmo di crescita economica negli Stati Uniti e si dimostrano pronte a intervenire ai primi segnali di rallentamento.

Gli investitori, d’altro canto erano desiderosi di interpretare in modo positivo le news provenienti dalla politica monetaria e questo ha sostenuto ulteriormente le quotazioni dei titoli governativi a livello globale, riportando i tassi prossimi al 3% sul titolo di stato americano e allo 0.35% sull’equivalente tedesco.

Infatti, a fronte di dati macro che continuano ad essere deboli, nulla di meglio si possono attendere gli investitori che una “Powell put”, cioè l’esistenza di una politica monetaria che quasi ad oltranza sostiene le quotazioni di qualsiasi asset.

Tensioni sugli High Yield

Continuano, invece, le sofferenze sul mercato delle obbligazioni ad alto rendimento, dove la settimana di relativa tranquillità ha permesso agli spread solamente di stabilizzarsi, dopo il massiccio allargamento del mese scorso. Il movimento di repricing su tutti i settori dell’universo corporate ed high yield è stato massiccio e ha portato gli spread in alcuni casi già al di sopra dei picchi del 2016, momento di forte allarme sui mercati finanziari e di massiccia frenata dell’economia. Il calo della liquidità derivante dalla stagionalità e dal venir meno progressivo degli acquisti da parte della Banca Centrale Europea, e le difficoltà di rifinanziamento di alcuni emittenti o anche solo la necessità di pagare tassi più elevati per attrarre capitali (vedi il caso Volkswagen) ha contribuito a mantenere gli spread elevati.

Italia: mediazione in corso

Il confronto tra Commissione Europea e Governo italiano sulla manovra finanziaria sta assumendo negli ultimi giorni dei contorni più morbidi: alle dichiarazioni che invitano al dialogo di alcuni esponenti europei hanno fatto seguito le aperture del vicepremier Salvini circa l’entità del deficit/pil, aprendo la porta a una revisione anche in senso migliorativo e subordinato all’andamento dell’economia. L’Italia continua ad essere stretta tra un orizzonte temporale politico che indubbiamente punta alle elezioni europee della prossima tarda primavera e i primi segni di “insofferenza” dei mercati finanziari come l’accoglienza a dir poco timida che gli investitori hanno riservato al Btp Italia la scorsa settimana. I prossimi appuntamenti importanti sono relativi al 3 e 4 dicembre con la riunione dell’Eurogruppo che dovrà esprimersi sulla legge finanziaria.

 

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