Fondi hedge: trasparenza con ‘privacy’

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di Marco Mairate 30 Giugno 2009 | 12:49
Dopo i recenti attacchi sulla mancanza di controllo dell’industria alternativa, società indipendenti si organizzano per fornire nuovi modelli valutativi del rischio, dedicati solo ai clienti.

Perché mettere sotto controllo un’intera industria quando è possibile utilizzare gli stessi clienti come ‘controllori’?

In questa direzione si muove il settore della ricerca in ambito di rischio finanziario. In questo senso va la proposta di Measurisk, affiliata di J.P. Morgan Worldwide Securities Services, che è riuscita a ‘modellare’ tutte le posizioni di oltre 1.000 fondi hedge.

Con questi numeri (i fondi hedge attivi sono circa 9.000 in tutto il mondo) lo sforzo di Measurisk è un vero traguardo, soprattutto tenuto conto delle difficoltà nel raccogliere le informazioni in modo ordinato e raggiungere tutti i fondi attivi.

Il programma permette così creare una serie di informazioni sul rischio di un determinato fondo, e rendere partecipe dei risultati investitori e manager. In questo modo – secondo la società – il cliente potrebbe avere tutte le informazioni che gli interessano circa l’esposizione al rischio che corre il proprio investimento e il fondo non sarebbe costretto a interagire con agenzie ‘esterne’ alla società.
 

Questa proposta non fa che accreditare il cambio di ‘umore’ che regna tra gli investitori più sofisticati, scottati dalla crisi finanziaria e sempre più attenti a parametri prima sottovalutati o del tutto ignorati. “La nostra attività regge e il gestito non è diminuito – dice a Bluerating un banker di un primario istituto di private banking estero che opera a Milano – quello che è cambiato però è il modo di lavorare. Il cliente oggi viene a ‘trovarci’ sempre più spesso e vuole conoscere e capire ogni investimento che gli viene proposto, dedicando tempo e ricerca mai visti”.

Questo mutamento ormai consolidato si ‘riprecuote’ in qualche modo anche sulla stessa attività delle reti private, storicamente abituate ad avere un rapporto molto ‘libero’ con i propri clienti. Per questo spiega il banker che non vuole essere citato per policy aziendale: “facciamo lo stesso lavoro di prima ma impiegando il doppio delle energie: se un cliente in passato impiegava dieci minuti per prendere una decisione ora ci vogliono anche due settimane”.

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