Finanza & Potere: le fatiche di Silvio

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di Redazione 2 Luglio 2009 | 12:14
Ha ragione, ma solo in parte, Gianfranco Fini quando dice che «il governo è stabile ma è a rischio la fiducia nella politica». Le vicende personali di Silvio Berlusconi (foto), in effetti stanno minando più che la credibilità della politica, soprattutto la credibilità internazionale del governo italiano.

Si dice che il complotto contro Berlusconi sia orchestrato dai poteri forti interni. A voler essere maliziosi, Massimo D’Alema sapeva troppo e troppo in anticipo quello che stava arrivando da Bari.

C’è però anche chi dice che il complotto arrivi di là dall’oceano. Barack Obama non ama il premier italiano al di là delle occasioni ufficiali: troppo amico di George Bush, troppo inadatto allo scenario internazionale, alleato poco affidabile con le sue manie di grandezza, troppo amico, soprattutto, di Vladimir Putin. Da qui a immaginare però Obama come il grande architetto occulto del complotto contro il governo italiano, occorre una quantità infinita di fantasia. Semplicemente Berlusconi ha una vita privata molto movimentata, diventata quasi ossessiva. Ma è difficile che una notte di lussuria lo costringa ad abdicare. L’Italia non è un paese anglosassone, non conosce né Lutero né Calvino.

Anzi. Una scappatella fa simpatia, nell’immaginario comune degli italiani. E poi ‘Lui’ può permetterselo.
La gente continua ad apprezzare Berlusconi e il suo consenso non cala, almeno in modo palpabile.

Fini gioca la sua partita. Berlusconi è comunque indebolito dalle sue vicende personali e praticamente si è messo fuorigioco dalla lotta per la presidenza della Repubblica. Impresentabile in un consesso internazionale un eventuale presidente della Repubblica che se la spassa a villa Certosa o a palazzo Grazioli. Fini quindi si è messo in proprio. Sta ricevendo consensi da tutte le parti (pezzi di sinistra compresi) e pensa di poter essere il successore di Giorgio Napolitano. Ma è presto anche se il presidente della Camera sta tessendo una tela dalla trama molto fitta. Però adesso c’è Silvio e, salvo colpi di scena ad oggi non prevedibili, ha ancora saldamente in mano il timone del governo e della sua maggioranza forte non solo della leadership del Pdl, ma anche dell’accordo con la Lega, rafforzato dal rapporto personale con Umberto Bossi, e adesso dal risultato del referendum contro la legge elettorale porcellum. A questo punto Berlusconi avrà forse il problema di trovasi una first lady come Carlà, come sostiene qualcuno, ma ha più che altro bisogno di rilanciare l’iniziativa politica. Anche perché è vero che la fase acuta della crisi è superata, ma non è superata la crisi. Glielo ha detto chiaro e tondo Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. Indicando anche la strada: interventi su infrastrutture, liberalizzazioni, scuola e pubblica amministrazione. Spingendo l’acceleratore su questi settori il Pil può fare un salto del 30%. Ma Silvio ha bisogno anche di rispondere a Obama sui temi della riforma dei mercati finanziari. Il suo ministro dell’economia, Giulio Tremonti, ha già lanciato l’allarme: «ci siamo dimenticati di quello che è appena successo. Sui mercati tornano a scorrazzare quei soggetti e quei prodotti che hanno generato e moltiplicato il crollo». Il quadro per agire c’è già. Lo hanno tracciato i 27 della Ue con il sistema di supervisione finanziaria paneuropea. La nuova architettura funzionerà dal 2010 e si appoggerà su due pilastri: un comitato per la vigilanza macroprudenziale sui rischi sistemici e tre attività di vigilanza microprudenziale (banche assicurazioni e mercati). Ma Europa e USA non possono operare e legiferare disgiunti: c’è bisogno di un lavoro comune dal momento che i mercati sono globali.

Ecco se Berlsuconi, oltre a rilanciare la sua azione politica in Italia riuscirà, magari attraverso Tremonti ad avere un ruolo di mediazione importante tra USA ed Europa proprio sui temi finanziari con equilibri delicatissimi, può sperare di riconquistare il ruolo internazionale che le vicende di villa Certosa gli hanno grattato via.


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