Il giudizio di Moody's non risparmia le banche italiane

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di Fabio Coco 2 Luglio 2009 | 16:00
La scure di Moody’s si abbatte sulle banche italiane. Dieci declassamenti sul rating BFSR e cinque su quello sui depositi di breve periodo. Altri cinque sono i giudizi confermati, mentre solo due banche hanno conosciuto un upgrade della propria valutazione. Tra i downgrade più di rilevo troviamo MPS e BPM, nonché BNL.

Il giudizio implacabile di Moody’s non si è fatto aspettare, con 10 banche italiane su 22 che hanno visto il proprio rating sui depositi a lungo termine (BFSR) declassato. Cinque rating, invece, sono stati confermati, mentre 5 altri enti creditizi hanno visto abbassato solo il giudizio sulla posizione dei depositi di breve periodo. Solo 2 banche hanno conosciuto, infine, un incremento nel giudizio sulla solvibilità del debito nel lungo termine e sui depositi.
In tutti e 10 i casi di declassamento del rating, si è trattato di un solo livello, così anche per tutte le revisioni verso il basso sui depositi a lungo termine (eccetto un solo caso). Ad ogni modo, la revisione di Moody’s sulle banche italiane è stata meno severa rispetto a quella di altri Paesi.

Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo ha visto il rating BFSR declassato da C+ a C (outlook stabile), MPS da C a C- (outlook negativo), BNL da C a C- (outlook stabile), Banca Popolare dell’Alto Adige da C a C- (outlook stabile), BPM da C a C- (outlook stabile), BancApulia da D+ a D (outlook negativo), Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti da C- a D+ (outlook stabile), Efibanca da D+ a D (outlook negativo), Mediocredito Trentino-Alto Adige da C- a D+ (outlook stabile), Unibanca da C- a D+ (outlook stabile).

Questi 10 declassamenti, secondo Moody’s, sarebbero dovuti al deterioramento del contesto operativo affrontato dal sistema bancario italiano in questo periodo. La qualità attuale degli asset e l’adeguatezza del capitale non sembrerebbero al momento reggere in caso di ulteriori stress sul mondo creditizio, fattore risultato critico nella decisione dell’agenzia di valutazione, di declassamento di alcuni rating. Il Pil italiano sembra che quest’anno scemerà del 5% ed il tasso di disoccupazione si avvicina sempre di più all’11%. In un simil contesto, certamente anche gli indicatori di qualità delle banche non possono che risentirne negativamente. Seppur diverse banche italiane abbiano rinforzato la propria capitalizzazione, attraverso l’acquisto di obbligazioni ibride da parte del governo, sebbene abbiano ridotti i dividendi o rafforzato la patrimonializzazione, secondo Moody’s tutto ciò non è ancora sufficiente per reggere a possibili stress sul settore finanziario.

Confermati, invece, i giudizi BFSR su Banca Sella (C-, outlook negativo), su Banca Agrileasing (C-, outlook negativo) sul Banco Popolare Società Cooperativa (C-, outlook negativo e debito sui depositi a breve termine degradato da P-2 a P-3), su MPS Capital Services (D+, outlook stabile) e sull’Unione di Banche Italiane (C, outlook negativo).

Banca della Marca Credito Cooperativo, inoltre, ha visto il proprio giudizio sui depositi a breve termine declassato da P-1 a P-2, stesso discorso per Banca Delle Marche, Banca Monastier e del Sile, Banca Popolare di Spoleto e Banca Tercas. Secondo Henry MacNevin, vice presidente e team leader per i ratings italiani di Moody’s, il governo italiano sarà, ad ogni modo, in grado di reggere e sopportare il sistema bancario nazionale se e quando ciò sarà richiesto. Per l’agenzia di rating, il relativamente limitato capitale del sistema creditizio non minaccerà la flessibilità e la solidità finanziaria del governo italiano. Gli istituti, infatti, continueranno a ricevere l’appoggio da parte del governo in caso di bisogno, affinché il motore del mercato dei prestiti a privati ed imprese continui a restare acceso.

Promossi soltanto Bancaperta (da Baa1 ad A3, outlook stabile) ed il Credito Valtellinese (da Baa1 ad A3, outlook stabile). Questi istituti, di minor dimensione rispetto ad altri, hanno saputo ripulire i propri bilanci e rafforzarsi patrimonialmente, fattori che Moody’s ha ritenuto sufficienti per l’avanzamento di livello.

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